Tuesday, August 29, 2006

mi sento rouge

dopo 10 anni di berlusconismo spietato viviamo in una società i cui figli, che non hanno direttamente conosciuto il PCI, e solo di sfuggita il PDS, si sentono a disagio quando sentono, vedono, leggono l'aggettivo "comunista". guardando vecchi film, leggendo vecchi giornali, ascoltando i genitori o i nonni sentiamo espressioni come (giusto un esempio) "la stampa comunista". sentire questo aggettivo, la stampa "comunista" evoca in me un senso di disagio come se classificare qualcosa come "comunista" equivalga a discreditarlo. siamo inconsciamente portati ad associare il termine "comunista" al termine "fascista". ossia ad un aggettivo che non ha altro significato che "ignorante, prestuntuoso, violento e abbietto". se da condannare, insieme all'aggettivo "fascista" (con tutto ciò che ne consegue, ideologia in primis), sono sicuramente le dittature che si fecero scudo dell'ideale di libertà e uguaglianza per perpetrare i loro crimini, così non è nel caso del suddetto aggettivo, che deve e dovrà sempre evocare nella nostra mente l'idea di un mondo più giusto, libero e in cui tutti gli esseri umani e le persone possano vivere insieme in pace, concordia e uguaglianza.

Sunday, August 27, 2006

give peace a chance

bene bene, guarda guarda, senti senti, ucci ucci, lascia l'ascia e accetta l'accetta. (è colpa dell'alcool...)
torno dalla cura intensiva 24giorni alghero-bosa e trovo che il blog esiste ancora... non me lo sarei mai aspettato. e -ancora più sorprendente- trovo che si occupa anche di temi seri, quali il terrorismo e il terrorismo (quello sponsorizzato). e il blues! ooohh, il blues... oh my god... chiaramente è piras, il paul mc cartney di questa parodia odierna dei fab4, a parlarci delle torride atmosfere fatte di zanzare e di wiskey (lo conosci bene il signor jack, vero?)...
ringo (il più brutto, quello simpatico, il buffone, diciamo) si lancia in un'accorata analisi della composizione metafisica di al-quaeda. hai però dimenticato di dire che i panini di mc donald fanno schifo, e mi sarei aspettato di vederti scrivere qualcosa tipo "perchè nei panini non ci mettete la carne delle vittime degli attentati?"... comunque che al-quaeda fosse una buffonata lo sapevamo dalle 8.46 e.t. dell'11 settembre 2001.
torna anche geroge, quello che, non essendo ne' brutto, ne' impegnato socialmente ne' assassinato da un suo fan si è sentito in dovere di scomparire... siamo tutti molto contenti di sentirlo, anche solo per leggere le sue sfuriate staliniste (più o meno è la stessa cosa, ma il nero non va più tanto questo mezzo secolo) su israele. ci mancavi, george, io e yoko siamo lieti di sentire che ancora fai parte della grande famiglia dell'umanità...
per quanto riguarda me, penso che mi metterò a letto per una settimana, ho tanto sonno e tanta droga in circolo da smaltire... nel caso dovessi comporre canzoni inneggianti alla pace e all'amore totale, sognanti e colme di atmosfere mistiche, fate in modo di assicurarvene i diritti, datemi retta...

Thursday, August 24, 2006

CULTURA GENERALE 1° EPISODIO - ROBERT JOHNSON

L'intento di questa rubrica è fornire piccole pillole di cultura generale (?) sugli argomenti più svariati. Il titolo del primo episodio è: "Robert Johnson, il padre del blues"

Immaginatevi gli anni 20 in America. I cosiddetti "roaring twenties". immaginatevi però di non essere un elegante uomo bianco impegnato a ballare il charleston nei locali di New York o Boston, bensì un povero ragazzo nero figlio di n.n., cresciuto tra il Tennesse e il Missisippi. Ecco, Robert Johnson era una persona del genere. Si guadagnava da vivere facendo il contadino e aveva come uniche distrazioni, nell'ordine, la chitarra, il whisky e le donne. Si sposò a 17 anni ma la moglie morì di parto poco tempo dopo. Da quel momento si chiuse nella musica, cercando di imitare i tanti bluesmen che vagavano in quel periodo nella zona del Delta. I suoi sforzi non portavano però a grandi risultati, tutti lo ricordano come un chitarrista abbastanza mediocre, senza nessun guizzo o niente di notabile. Tutto ciò andò avanti fino a che Robert non scomparve. Forse cominciò anche lui a girovagare come gli altri bluesmen, forse prese lezioni intensive da qualcuno, chissà. L'unica cosa certa è che, quando ricomparve, lui e la chitarra semravano un'unica cosa. Lui cantava, e la chitarra gli suonava dietro. Lui suonava, e la chitarra gli cantava dietro. Faceva gridare, piangere o gioire le sei corde andando su e giù con lo slide, che poteva essere il classico collo di bottiglia o il decisamente più strano coltello tenuto tra l'indice e il medio.
Molti allora iniziarono a bisbigliare. Era troppo strana quella mutazione improvvisa. E cominciarono a girare le voci, che nessuno mai smentì. Si iniziò a dire in giro che quel ragazzo avesse venduto la sua anima al diavolo per poter suonare il blues in una maniera così eccellente. Del resto, lo dice anche lui, nel suo "me and the devil blues"... "io e il diavolo, camminavamo fianco a fianco..."
E allora nacque la leggenda di Robert Johnson, che girò il sud degli Stati Uniti di bar in bar, ammaliando decine di persone con i suoi lamenti blues, bevendo whisky a più non posso e alimentando una fama parallela a quella di gran bluesman, quella di gran donnaiolo.
Lo convinsero a registrare alcune sue canzoni, una trentina di brani e non di più, solo lui, la sua voce e la sua chitarra.
E magari ne avrebbe potuti registrare anche altri, ma non fece in tempo. Morì infatti nel 1938, a soli 27 anni (la stessa età di Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Kurt Cobain), vittima della gelosia di un marito a cui aveva soffiato la moglie. Forse accoltellato, forse avvelenato, chissà. Alcuni addirittura sostennero fino a pochi anni fa che non fosse ancora morto.
Tutte queste dicerie, insieme alla straordinaria bellezza della sua musica, alimentarono il suo mito. E fecero viaggiare le sue canzoni. Chi non conosce Sweet Home Chicago, acnhe grazie alle versioni di Eric Clapton e dei Blues Brothers? Anche i Lynyrd Skynyrd, quelli di Sweet Home Alabama, rifecero la sua Crossroads Blues. E tanti altri, direttamente o indirettamente, si ispirarono e si ispirano a lui, in un omaggio dovuto a colui che forse più di ogni altro fece nascere il blues e il rock moderni.

Sunday, August 13, 2006

AL QAEDA, IL MC DONALD'S DEL TERRORE

I tentativi di attentato londinesi, oltre che dimostrarci che senza una soffiata dal Pakistan la polizia inglese non avrebbe sventato un bel niente, hanno mostrato al mondo intero un particolare interessante di quella fantomatica organizzazione criminale che ormai ha preso il posto dell'Uomo Nero negli incubi di grandi e piccini.
Al Qaeda.
Essa non è infatti un'immensa macchina del terrore che manovra orchestralmente nel buio. Non ha un capo e non ha una gerarchia ufficiale. Non ha una struttura definita e degli obbiettivi (pratici) prefissati.
Insomma non è la classica organizzazione criminale da fumetti che uno si figura.
No. E' un'azienda in franchising. Al Qaeda mette il logo, i gruppi locali agiscono. Ognuno si organizza per conto suo e poi mamma Al Qaeda rivendica.
Il terrorismo islamico è riuscito a sfruttare una delle più intelligenti e vincenti idee del capitalismo: Mc Donald’s. Ovunque tu vada, in qualsiasi città tu sia, lui c’è.
E quando entri in un Mc Donald’s l’hamburger è sempre lo stesso, sia che tu sia a Belfast sia che tu sia a Tokyo: ed è questo su cui fa leva il capitalismo, il cliente si fidelizza e piuttosto che provare una specialità irlandese o giapponese di ignota provenienza, va sul sicuro e sull’economico entrando nel caro vecchio Mc. E più gente entra in un Mc Donald’s, più Mc Donald’s ci saranno, più prestigio avrà l’azienda.
Al Qaeda è più o meno un Mc Donald’s del terrore: al posto degli hamburger offre morte. E lo fa pure gratis. Però il concetto è lo stesso. Se tutti gli attentati fossero stati rivendicati da associazioni terroristiche diverse non avremmo avuto lo stesso impatto perchè erano tante piccole associazioni facili da smantellare. Mentre così abbiamo avuto l’impressione di un gigantesco mostro rigenerante, che ad ogni terrorista morto ne addestrerà altri 10.
Il logo di Al Qaeda è ormai potentissimo e famosissimo, è ormai nelle menti di tutti. Ci vende una CAUSA per gli attentati, quella islamica, e ci vende una TIPOLOGIA di attentati: si utilizzano i mezzi di trasporto per colpire.

E distruggere una cellula di Al Qaeda è più meno come tirare una molotov sulla vetrina del Mc Donald’s. Metti fuori uso la cellula cittadina, ma l’inesistente struttura continua a esistere, anzi è sempre più forte, perché io leggo sul giornale “MOLOTOV SULLA VETRINA DEL MC DONALD’S DI PIAZZA MATTEOTTI” ed è pubblicità gratuita che riceve il fast food.
E finora è ciò che gli Stati Uniti e tutto il mondo occiedentale hanno fatto è stato proprio questo: distruggono le cellule (e qui non sto a parlare di quelli che loro chiamano effetti collaterali, per assurdo sarebbe come mettere una potentissima bomba a cento metri dal Mc Donald’s per distruggere la vetrina poi chi è in mezzo e muore pazienza!) e potenziano il non-apparato di Al Qaeda. Combattere contro questo tipo di "nemico" si può: ma ci vuole la polizia non l'esercito. E le cellule bisogna distruggerle una per una e non andare alla base inesistente in Afghanistan e distruggere i "campi di addestramento". Perchè attentati come quelli che fanno questi cammellieri con una tovaglia arrotolata in testa (cit. La 25a Ora, Edward Norton davant allo specchio) li posso preparare anch'io, lo spiega Brad Pitt in Fight Club come fare. E, per quanto mi riguarda, Al Qaeda potrebbe anche non esistere. E’ solo un logo. E Bin Laden… lui ci ha solo messo la faccia come sponsor, più o meno come il sorridente pagliaccio per il Mc Donald’s. Ha messo la faccia sì, ma solo all’inizio poi si è seccato ed è tornato alla sua economia di alto livello, a contrattare con i Bush partite di petrolio.

Ci resta solo da trovare un motivetto musicale da abbinare ad Al Qaeda e siamo a cavallo.


Alla prossima

Matteo

Thursday, August 10, 2006

ARIECCOCE...

Allora, un complimento e una lacrimuccia assolutamente non sentita e di rito per quelle foto birrare scattate in mia incolpevole assenza... comunque vò ad esternarvi il mio feroce incazzo per quel repressivo, vittimista, paraculo, sanguinario, razzista, fascista e imperialista stato che in teoria si chiamerebbe Israele... con buona pace di certi c'è differenza tra essere antisemiti e ANTISIONISTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Cazzo questi se non ammazzano un pò di gente a settimana non son contenti, da decenni con la scusa di uccidere terroristi missilizzano baracche piene di profughi morti di fame e ora voglion farci credere che la loro è un'operazione di guerra? a me sembra una prova di sterminio con annessa scusa di rapimento... che poi sono pure scemi: hezbollah sta pian piano indebolendosi perchè non ha più ragione di esistere? e allora noi mò bombardiamo come mandrilli in calore così questi diventano martiri e continuano a comandare in libano! Hamas sta pian piano ammorbidendosi? ma perchè non radiamo al suolo qualche palazzo al giorno a gaza, così tanto per farci difendere da quei facciaculisti che si vittimizzano per Hitler... 'azzo han imparato bene dall'adolfo!!!
ma questi son davvero convinti d'aver sempre ragione? che poi adesso tutti fan a gara per compiangere quel bastardo di Sharon: l'unico rimpianto è che sia incoscente e non soffra come un cane per quel che a combinato prima durante e dopo Sabra e Shatila... se magari fosse stramazzato prima... vabbè, che poi mi dicon che son nazista... arrivedorci a breve........