Tuesday, June 26, 2007

un po' di sano odio

Saturday, June 16, 2007

12 MAGGIO FAMILY DAY - 16 GIUGNO FINI DAY

Gianfranco Fini e la moglieverso separazione consensuale

ROMA - Il leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini e la moglie Daniela Di Sotto hanno deciso di avviare le procedure per la separazione consensuale. La notizia è stata riferita dall'avvocato Giulia Bongiorno, che assiste i due coniugi. "Ho ricevuto mandato dall'on. Gianfranco Fini e dalla signora Daniela Di Sotto - ha detto il legale - di assisterli in questa delicata fase, in cui hanno maturato, con sofferenza, la decisione di una separazione consensuale". "Percorsi di vita differenti hanno determinato un progressivo allontanamento, che, se non ha minimamente intaccato i sentimenti di stima e affetto reciproci - ha concluso Giulia Bongiorno -, rende tuttavia impossibile continuare il rapporto coniugale con la serenità e lo spirito di condivisione necessari".

da repubblica.it



...si commenta da solo!

la bandiera della laicità

di michele serra


Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell'isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra. Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell'uguaglianza dei diritti. L'uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt'altra cosa). Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l'intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.
Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. L'intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti. Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell'autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze "estetiche" da sopire, oggi è il giorno giusto. Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla. Nessuna "famiglia tradizionale" si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire "contro natura". Chi si sente minacciato dall'omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.


da repubblica.it

Monday, June 11, 2007

Sunday, June 03, 2007

la destra giacobina a passo di carica

nessuno lo leggerà, ma io lo metto lo stesso... è un articolo di eugenio scalfari, del 3 giugno... è molto importante per fare il quadro della situazione!

La maionese è impazzita. Quando avviene questo incidente culinario (e può accadere anche se le uova sono fresche di giornata) non c'è che buttarne il contenuto e ricominciare pazientemente da capo. Un'altra immagine dello stesso fenomeno che ho usato qualche mese fa è quella dello specchio rotto. Lo specchio è uno strumento che serve a riflettere l'immagine. Se si rompe in tanti frammenti l'immagine non c'è più e sopraggiunge una sorta di cecità, sia che si tratti d'un soggetto individuale sia - peggio ancora - d'un soggetto collettivo. Ma nel caso nostro, voglio dire nella società italiana, nelle forze politiche e sociali che ne sono parti rilevanti, nella classe dirigente che dovrebbe guidarla ed esserne punto di riferimento e di esempio, non ci sono più nemmeno i frammenti di quello specchio. Si direbbe che un cingolato ci sia passato sopra e l'abbia polverizzato. Così si procede a tentoni, animati solo dall'istinto di sopravvivenza, dagli spiriti animali, dalla psicologia del branco, dai legami corporativi. La razionalità non fa più parte del nostro bagaglio intellettuale e morale. È stata picconata da tutte le parti la razionalità; accusata di essere all'origine dei delitti e del più grave tra tutti - quello della superbia. Così la luce della ragione è stata spenta, nuove ideologie si sono installate al posto di quelle crollate in rovina, fondamentalismi d'ogni tipo hanno preso il posto della tolleranza e della certezza del diritto.
I circuiti mediatici hanno dato mano a questa devastazione e salvo rarissime eccezioni ancora continuano in questa funzione amplificatoria e istigatrice del peggio, accreditando e ventilando versioni dei fatti prive di verità e di ragione. Questo complesso di circostanze ha toccato il suo culmine nel conflitto in atto tra il governo e il generale comandante della Guardia di finanza, Roberto Speciale. Un conflitto certamente grave perché motivato da ragioni tutt'altro che futili, ma che sta coinvolgendo le massime istituzioni repubblicane in un contesto, appunto, di impazzimento generale sapientemente alimentato da una psicologia del tanto peggio tanto meglio che ha ora raggiunto livelli mai visti prima. Ci occuperemo dunque di questa incredibile vicenda cercando di chiarirne gli elementi di fatto con la massima obiettività possibile in questi chiari di luna. Non senza avvertire che essa è soltanto l'ultimo episodio d'una serie che costella da anni il costume nazionale gettando nello sconforto tutte le persone di buona fede e di buona volontà che costituiscono ancora la maggioranza del Paese e assistono impotenti e senza voce allo scempio della ragione. Sarò conciso nel rievocare fatti già noti ma spesso trascurati o volutamente stravolti. E comincio dalla fine, cioè da quanto è avvenuto ieri, 2 giugno, festa della Repubblica. La giornata è cominciata malissimo. A Roma nella tribuna dalla quale le autorità dello Stato assistevano alla parata delle Forze armate mentre sfilavano i vari corpi, le storiche bandiere dei reggimenti con i medaglieri guadagnati sui campi di battaglia e nelle rischiose missioni di pace, andava in scena una lite continua e sommamente disdicevole tra i rappresentanti dei due schieramenti politici, seduti alle spalle del presidente della Repubblica. Poco dopo il capo dell'opposizione, Silvio Berlusconi, interrogato dai giornalisti sull'intenzione di chiedere udienza al Capo dello Stato per rappresentargli una situazione definita di "attentato alla democrazia" da lui e da tutti gli altri componenti del centrodestra, rispondeva: "Quella visita al Quirinale sarebbe nei nostri desideri, ma purtroppo non c'è più nessuna istituzione che ci dia garanzie d'indipendenza: la sinistra le ha occupate tutte". Affermazione della quale è superfluo segnalare la gravità e che, pronunciata da chi ha guidato il governo per cinque anni e da un anno guida l'opposizione, segnala - essa sì - un degrado democratico che colpisce il presidente della Repubblica in prima persona e il suo ruolo di massima garanzia. Prodi dal canto suo, nel corso di un drammatico Consiglio dei ministri avvenuto il giorno prima, di fronte alle reiterate divisioni sull'uso delle risorse disponibili, aveva detto: "Se si continua così io me ne vado, ma non vi illudete pensando a soluzioni dopo di me perché dopo di me ci sono soltanto le elezioni". Si può capire il perché di questa affermazione, volta a richiamare all'ordine gli alleati riottosi, ma non toglie che si tratti d'una forzatura poiché non spetta a Prodi stabilire che cosa potrebbe avvenire dopo le sue eventuali dimissioni; spetta soltanto al Capo dello Stato dopo che abbia consultato i gruppi parlamentari. Quanto a Napolitano, egli ha più volte ripetuto che non intende sciogliere le Camere con la vigente legge elettorale che le rende ingovernabili e comunque senza prima aver accertato l'esistenza o meno d'una maggioranza parlamentare che possa dare fiducia ad un governo istituzionale insediato per formulare una nuova legge elettorale e adempiere ai compiti urgenti che incombono sulle materie dell'economia, della finanza pubblica e della sicurezza nazionale. Infine lo stesso Napolitano ha dichiarato che il tema della Guardia di Finanza e della rimozione del suo comandante generale esulano dalle sue competenze. In quelle stesse ore, nel corso d'un convegno dei giovani industriali a Santa Margherita, Gianfranco Fini insultava pesantemente il ministro dell'Industria, Bersani, ottenendo dalla platea un'ovazione da curva sud dello stesso tipo di quelle ottenute da Berlusconi a Vicenza alcuni mesi fa sotto lo sguardo allora allibito di Montezemolo e del vertice della Confindustria. Spettacolo preoccupante, quello di Santa Margherita; non perché gli industriali non possano applaudire un uomo di partito che esprime le sue idee, ma perché quell'uomo di partito è lo stesso che ha condiviso quella politica che ha portato il reddito nazionale a crescita zero, il debito pubblico a risalire, l'avanzo primario del bilancio a scomparire, la pressione fiscale ai suoi massimi, i fondi per le infrastrutture inesistenti e le liberalizzazioni interamente inevase. Questo, ad oggi, il grado di impazzimento di quella maionese di cui si è parlato all'inizio. Ma ora risaliamo a quanto è accaduto tra il vice ministro delle Finanze e il generale Speciale. Ecco i fatti nella loro crudezza. 1. Speciale presenta a Visco qualche mese fa un piano di avvicendamenti comprendenti l'intero quadro di comando della G. d. F. Motivazione: è prassi che ogni tre anni gli incarichi siano avvicendati per ragioni di funzionalità. 2. Visco esamina il piano e vede che l'avvicendamento riguarda tutti i comandi salvo quelli di Milano e della Lombardia. Ne chiede ragione. Speciale, in ottemperanza, si impegna a riformulare il piano includendovi i comandi della Lombardia. 3. Visco sa benissimo il motivo dell'esclusione dei generali e dei colonnelli che hanno incarichi dirigenti a Milano: si è formato da anni in quella provincia un gruppo di potere collegato con il comando generale di Roma. Risulta a Visco che quegli ufficiali abbiano "chiuso gli occhi" su gravissime irregolarità verificatesi nel sistema delle intercettazioni telefoniche, avvenute nel corso di scalate finanziarie a banche e a giornali. Alcuni di quei documenti sono stati trafugati e consegnati a giornali di parte per la pubblicazione. In alcuni casi le intercettazioni non sono neppure arrivate all'ufficio del Pubblico Ministero ma trafugate prima e consegnate ai giornali senza che la magistratura inquirente ne avesse preso visione. 4. Passano i giorni e le settimane ma Speciale non consegna il nuovo piano di avvicendamento. 5. Nel frattempo lo stesso Speciale avvisa, all'insaputa di Visco, il procuratore della Repubblica di Milano che i comandi della G. d. F. milanese stanno per essere sostituiti. Il procuratore si preoccupa per i nuclei di polizia giudiziaria che operano ai suoi ordini effettuando inchieste delicate e importanti. Speciale lo invita a mettere per iscritto quelle preoccupazioni. Arriva la lettera del procuratore. Speciale la mostra a Visco. 6. Visco, dopo aver riesaminato la pratica, telefona a Speciale per manifestare la sua sorpresa e il suo malcontento. Speciale mette in vivavoce la telefonata alla presenza di due alti ufficiali che ascoltano la conversazione. 7. Il tribunale di Milano, richiesto di verificare lo stato dei fatti in via di accertamento, esclude che esista alcuna indebita interferenza da parte di Visco. 8. Speciale rende pubblico il conflitto in atto presentandolo come un'interferenza di Visco sull'autonomia della G. d. F. Di qui i seguiti politici che conosciamo e che portano all'autosospensione di Visco dalla delega sulla G. d. F. e alla rimozione di Speciale dal comando generale per rottura del rapporto fiduciario tra lui e il governo. Dove sia in questa arruffata vicenda l'attentato alla Costituzione e alla democrazia denunciato con voce stentorea da Berlusconi e da tutti i suoi alleati, Casini compreso, è un mistero. Il vice ministro delle Finanze aveva - ed ha - il fondato sospetto di gravi irregolarità compiute da alcuni comandi collegati con il comando generale. Rientra pienamente nei suoi poteri stimolare il comando generale ad avvicendare i generali non affidabili. Alla fine, accogliendo le preoccupazioni del procuratore di Milano, lo stesso Visco consente ad escludere i comandi milanesi dall'avvicendamento dei quadri nel resto d'Italia. Tra i dettagli (dettagli?) incredibili c'è quella telefonata messa in vivavoce all'insaputa dell'interlocutore ed ascoltata da due ufficiali di piena fiducia dello Speciale. Basterebbe questo dettaglio a rimuoverlo dal comando. Del resto - e purtroppo - non è la prima volta che il comando generale della G. d. F. dà luogo a gravissimi scandali. Almeno in altre due occasioni dovette intervenire la magistratura penale e fioccarono pesanti condanne di reclusione. Ovviamente ciò non lede il valore e l'affidabilità di quel corpo militare, così come i tanti casi di pedofilia dei preti non vulnerano l'essenza della Chiesa quando predica il Vangelo. Certo ne sporca l'immagine e quindi danneggia fortemente la Chiesa. Così le malefatte di alcuni generali e perfino del comandante generale pro-tempore non inficiano l'essenza d'un corpo chiamato a tutelare le finanze dello Stato ma certamente ne sporcano l'immagine. Quanto a Visco, quando il conflitto si è fatto rovente tracimando nella politica e in Parlamento, ha restituito la delega in attesa che si pronunci la magistratura di Roma che nel frattempo ha aperto un'inchiesta contro ignoti su quel tema. C'è un'orchestrazione sapiente in tutto questo. La ricerca della spallata che tarda a venire. L'uso delle proteste provenienti dai tanti interessi corporativi. I danni gravi dell'eterno litigio all'interno del governo e della coalizione che lo sostiene. Il voto elettorale certamente sfavorevole al centrosinistra specie nel Nord. Il riemergere del massimalismo della Lega e dei falchi berlusconiani. Le rivalità fra i riformisti del centrosinistra per la leadership del Partito democratico. La sinistra radicale imbizzarrita. C'è un paese che non ha più una classe dirigente ma solo veline e velini disposti a tutto pur d'avere due minuti su un telegiornale e un titolo di prima pagina su un quotidiano. Possiamo esser tranquilli in mezzo a questo "tsunami"? Due punti fermi negli ultimi tre giorni ci sono stati. Il primo è la correttezza e la forza di Giorgio Napolitano di fronte agli sguaiati tentativi di coinvolgerlo e il richiamo del Capo dello Stato al principio della divisione dei poteri che rappresenta il cardine dello Stato di diritto e che, in verità, Berlusconi ha calpestato e calpesta da dieci anni a questa parte. Le leggi "ad personam" e la sua prassi di governo lo provano a sufficienza, quale che sia in proposito l'opinione della nuova borghesia sponsorizzata e immaginata da Montezemolo e dal giovane Colaninno. Il secondo punto di tranquillità è venuto dalle Considerazioni finali esposte il 31 maggio dal governatore della Banca d'Italia. Draghi, con una prosa secca quanto lucida e documentata, ha segnalato le luci e le ombre dell'economia italiana distribuendole equamente tra la classe politica, le parti sociali, gli operatori economici. Ha dato a ciascuno il suo, nessuno è stato privato dei riconoscimenti meritati e del fardello di critiche altrettanto dovute. Personalmente temevo che il tecnocrate Draghi si mettesse sulla scia della protesta confindustriale legittima ma sciupata dalla salsa demagogica servita a piene mani nell'Auditorium di Roma e in quello di Santa Margherita. Non è stato così e ne sono ben lieto. Draghi ha reso un servizio al paese, come ha fatto Mario Monti in altre occasioni. Come fece Ciampi nelle varie tappe della sua vita al servizio delle istituzioni. Queste persone ci danno calma e recuperano la morale e la ragione. Seguendo questa traccia si potrà forse costruire uno specchio nuovo e recuperare un'immagine decente di noi stessi e d'un paese deviato dai cattivi esempi a ingrandire il fuscello che sta nell'occhio altrui senza occuparsi della trave che acceca il proprio.

eugenio scalfari, da repubblica.it

Thursday, May 31, 2007

voglia di fuggire

"L’Italia è una nazione con il buco dentro. Un vuoto che accompagna l’italiano dalla culla alla bara. Non se ne accorge neppure più. E sprofonda, sprofonda. Quando va all’estero non trova inceneritori, traffico, sporcizia, maleducazione, burocrazia, pregiudicati in Parlamento, impunità, tariffe dei servizi pubblici da strozzini. Non trova neppure Tronchetti Provera, Geronzi, Berlusconi e Andreotti. E questo lo fa stare meglio. Cambiato. Ma al rientro gli bastano cinque minuti per adeguarsi e diventare il solito italiano di merda. Si può dire merda? Non è vilipendio della nazionalità, ma una questione di sopravvivenza.Se l’italiano onesto, soprattutto quello onesto, non fa come gli altri è tagliato fuori. E se protesta può finire male, denunciato, minacciato, querelato, in galera. Qualche volta sparato o gettato da un cavalcavia. In Italia l’economia è un concetto romantico, tramontato. Sostituita dalla finanza, dai debiti, dai Ricucci, dai Coppola, dai Fiorani, dai Consorte, dai Fazio. La lista è interminabile, sfiancante, come quella dei truffati dai tango bond, dai Parmalat bond o con titoli Telecom di carta straccia.Intorno al buco c’è un altro buco: le concessioni. Acqua, etere, riscaldamento, elettricità, strade regalate agli amici degli amici. Regalate, perchè se un privato bussa alle porte dello Stato e compra senza soldi, indebitando l’azienda, si può parlare solo di regalo. I politici hanno regalato, regalano, i nostri bisogni primari, la nostra vita, a imprenditori con le pezze al culo in cambio di simpatia, connivenza, finanziamenti.L’Italia è sfiancata, rabbiosa. Il Parlamento è più squalificato di Scampia. Le nuove generazioni la pensione non l’avranno. E neppure il posto di lavoro. Hanno lo schiavismo a norma di legge Biagi. Il rischio di impresa sulle spalle dei ragazzini, non dell’imprenditore. Che meraviglioso Paese.Una domanda bisogna però farsela. Se non si produce ricchezza. Se la pubblica amministrazione ha quattro milioni di persone, pari alla popolazione dell’Irlanda. Se il nostro debito pubblico è tra i più alti del mondo e se, quando attraversiamo sulle strisce, veniamo investiti, come è possibile tirare avanti? Forse siamo dentro a un sogno e ci sveglieremo in Argentina. O forse sono le rimesse mafiose a tenere in piedi il Paese. Le rimesse delle Mafie che hanno attuato la secessione di fatto in Sicilia, in Calabria, in Campania sono la nostra ultima risorsa. Se questo è vero bisogna incoraggiare la criminalità organizzata. Tagliare i fondi ai tribunali, alla Giustizia. Nominare alla Commissione Antimafia dei pregiudicati come Pomicino e Vito. Proprio quello che sta facendo il Governo. Gli italiani hanno voltato pagina con le elezioni. E si sono trovati Mastella alla Giustizia, il conflitto di interessi, la legge parlamentare, l’ex Cirielli, la Pecorella, l’indulto. Il copione è sempre lo stesso e gli italiani anche."

da beppegrillo.it

Friday, May 18, 2007

non era questo il suo messaggio



e questo invece è il link della pagina di video google in cui troverete l'intero documentario sulla pedofilia nelle gerarchie ecclesiastiche e su come il vaticano abbia sempre coperto tali pratiche...


quasi quasi un po' di cloro al clero...



Mario Clemente MASTELLA

il giorno dopo il mio compleanno decido di infliggermi e infliggervi questo breve articolo di ilvo diamanti tratto da repubblica.it su clemente mastella:


Mastella, il passato che non passa mai di moda

Mario Clemente Mastella è impropriamente considerato un reduce, un'eredità. In effetti, è un protagonista e, a modo suo, un innovatore. Il suo partito, infatti, è vecchio e nuovo al tempo stesso. L'Udeur: nasce nel 1999, dall'UdR, costituita l'anno prima da Cossiga, insieme a Mastella, Buttiglione e altri parlamentari neodemocristiani. I quali lasciano l'opposizione di centrodestra per sostenere il governo. In realtà, per affossare Prodi e chi, come lui, concepiva un centrosinistra "senza trattino". Per sconfiggere il partito "americano": l'Ulivo. Grande stratega, il presidente Cossiga. Filosofo acuto, Rocco Buttiglione. Però i voti, anche allora, li portava lui: Clemente Mastella. Dalla zona di Benevento. Feudo di Ceppaloni. Casa sua. E da altre aree del Sud, in cui Mastella ha coltivato clienti e amicizie. Per questo, dopo pochi mesi, si mette in proprio e fonda l'Udeur. Che, in ambito nazionale, non totalizza granché: qualcosa più dell'1% (l'1,4% alle elezioni del 2006). Ma, nel Sud, pesa parecchio. In alcune Regioni, in particolare. Campania, Basilicata, Calabria. Un po' come la Lega nel Nord, anche se più debole. Però altrettanto concentrata. Perché Mastella sa controllare il suo territorio. Da ciò la tradizione e la novità. La tradizione: perché l'Udeur è figlia legittima della Dc meridionale. Una corrente regionale che si fa partito. Una rete di amici e di clienti attivi sul territorio. La novità: perché è un partito personale e personalizzato. Come Forza Italia, fatte le debite proporzioni. E' la Lista Mastella. "Antica" la sua abilità nello sfruttare al meglio le "novità" della legge elettorale, amplificando il "valore marginale" del suo partito. Nel senso che i suoi voti, per quanto pochi, valgono tantissimo, grazie al "porcellum". Il sistema elettorale introdotto dalla CdL nel 2006. Alla Camera, come avrebbe vinto, il centrosinistra, senza il suo mezzo milione di voti? Per non parlare del Senato. Senza l'Udeur, l'Unione avrebbe perso in Campania. E quindi in Italia. I suoi parlamentari, per quanto pochi (non pochissimi), valgono tantissimo. Soprattutto i tre senatori (lui compreso). Mastella li ha fatti pesare fin dall'inizio. E' diventato Guardasigilli. Un ministero importante. Ottenuto contro ogni previsione. Mastella. Sempre lì, a presidiare il centro. Perché è il suo luogo naturale. E, soprattutto, gli permette di tenere sotto pressione i suoi alleati. Quando stai al centro, basta muovere un passo e sei di là. La maggioranza non c'è più. Molti sostengono che le sue minacce siano dei bluff. Mastella non farebbe mai cadere un governo e una maggioranza dove ha tanto potere. Trascurano che potrebbe ottenere lo stesso dagli "altri". Che i suoi voti, quand'è il momento, li porta sempre a casa. (E' successo anche alle primarie). Nelle attuali condizioni, con le regole attuali, manterrebbe il peso attuale anche successivamente. In un prossimo Parlamento. Già: nelle condizioni attuali. Con la legge attuale. Oppure un'altra, parente stretta di questa. Non con un maggioritario vero. Magari alla francese, una legge elettorale con cui Bayrou e il suo Movimento Popolare (il centro), accreditati del 14%, rischiano di non ottenere neanche un seggio. Peggio che peggio con il sistema che uscirebbe dal referendum (uno tsunami, del quale è francamente difficile immaginare le conseguenze). Per cui Mastella fa il suo gioco. Sempre più duro. Un giorno sì e l'altro ancora. Va al Family Day (d'altronde, chi meglio di lui sa tutelare gli interessi della famiglia?). Annuncia che non voterà i Dico. E, quindi, che i Dico non passeranno. Ieri ha aggiunto che non voterà per la legge sul conflitto di interessi. Parole sue: "La legge elettorale sarà il mio conflitto di interessi". In altri termini: se la maggioranza di cui fa parte non lo difende dall'unica vera minaccia ai suoi interessi, cioè il referendum oppure un maggioritario veramente "maggioritario", la legge sul conflitto di interessi "non passerà". Anzi: anche il governo dovrà sottoporsi a una verifica. E poi magari a un'altra. E a un'altra ancora. Da ciò l'alternativa, che il Guardasigilli ripete sempre più spesso, in modo sempre più perentorio: il referendum o Mastella. Il maggioritario "maggioritario" o Mastella. Fino all'ultima: Mastella o la crisi di governo. Mastella o il voto. Naturalmente, con questa legge elettorale. Non sappiamo se vincerà la sua scommessa. Ma dubitiamo che la perderà. Perché Mario Clemente Mastella è abile. Un giocatore consumato. Disincantato. Riflette un istinto di conservazione diffuso nel ceto politico e parlamentare. Ne rispecchia, amplificati, il sentimento particolarista, il vizio immobilista. L'anima proporzionale. Mastella. E' l'icona di un Paese in cui il passato non passa mai di moda.

(17 maggio 2007)

Wednesday, May 02, 2007

preludio al monologo sopra i massimi sistemi del mondo

guardavo l'infedele di gad lerner. il tema della puntata è i disordini che hanno turbato la vita di quartiere di via paolo sarpi a milano. ospite in studio la comunità cinese a milano. non tutta, solo alcuni rappresentanti (se non ci stanno in cina figurati a la7).
parte il servizio sul problema della comunità rom. passano le immagini di quando a opera, vicino a milano, è stato dato alle fiamme il campo nomadi, il 21 dicembre 2006, e altri filmati che, non fosse per come sono vestite le persone, potrebbero benissimo risalire al medioevo.
bè -per essere schietto e vicino al favellar del volgo- mi è preso male. ma male, cristo! io non voglio essere parte di un popolo, se far parte di un popolo significa dover avere idee retrograde e pericolose. io non voglio che il mio istinto di conservazione, ubriaco per il troppo lavoro, confluisca nella mia identità e nel mio senso di appartenenza dando vita a una massa di gente con il forcone e le fiaccole!
io preferisco rinunciare a tutto quello che sono se essere quello che sono mi porta a scontrarmi con qualcuno che è diverso da me! io non ho ragione ad essere quello che sono, il mio stato non mi da alcun diritto in più di qualcun altro. la differenza fra due persone di culture diverse si pone su un livello più alto e, volendo, meno rigido della mera origine geografica (caparezza disse: "tu sei nato qui perchè qui ti ha partorito una fica").


ma basta, fra qualche tempo se avrò voglia e fumo a sufficienza scriverò del tracollo che attende la nostra società e dell'imminente medioevo verso cui stiamo andando incontro, di come i popoli si siano sempre spostati e di come nessuno mai abbia potuto fermarli nelle loro migrazioni e della parabola discendente troppo spesso confusa con un'iperbole ascendente che si materializza solo nei sogni improbabili di qualche enusiasta (sempre più pochi) e nel modo di intendere la realtà delle masse. ovvero di come la storia ami ripetersi.

Tuesday, April 24, 2007

Fanculo Piddì


Scusassero se entro senza bussare, è che da circa un mese l'incazzo monta ch'è un piacere... e riconosco pure che da diessino cum tessera parlare e dissetare da veterocomunista risulta (visto tutto il baraccone riform-moderat-centrist-ulivist-merdista) un pò un controsenso, però a me 'sto Partito Democratico prorpio non cala giù, per niente... cazzo vuol dire "democratico"? Qualcuno me lo spieghi perchè ancora non l'ho capito! Riformista? Bella storia, eufemismo per mascherare un liberismo strisciante... Moderato? Qualcuno per favore spieghi alla marmaglia opus deista, clerical talebana e cattolicante che il cilicio non è un metodo dialettico occidentale di confronto politico... Che guarda verso il futuro? futuro filoamericano? Labourista? Cosa? COSA????

Ma lasciam perdere anche questa parvenza di serietà per lanciarci in un pò di sani insulti vecchia maniera verso coloro i quali opereranno questo rigurgito da balena bianca postmoderno:

1) Fassino: niente battute sul fisico, giovane che berlinguer volle e seppe valorizzare, che dice lo scheletro rivestito di cazzate? Il PCI era un partito socialdemocratico (eh?) andiamo oltre il socialismo... quando si dice la coerenza parte prima

2) Veltroni: dirignete fgci, stalinista sovietico, falce e martello, e chi cita come esempi di crescita e pacifismo? Kennedy e Clinton! Abbiamo presente? E io che ero convinto che il Vietnam e i bombardmenti in Iraq li avessero stabiliti loro... quando si dice la coerenza parte seconda

3) Dalema: nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo (non vorrei esser troppo volgare)


E dopo questi splendidi esempi chi ci rimane (a parte quel pastore infarcito di retorica che prende il nome di Arturo Parisi?)? Ma è lui, bellissimo, lucidissimo, brizzolatissimo, fascinosissimo.... ta-daaaaaaaa: ecco a voi colui il quale passò dal fumo d'erba al fumo d'incenso senza neanche pulirsi il cul... ehm, sciacquarsi la bocca: Francesco Rutelli!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Questo rigurgito di clericalismo filoamericano mascherato da riformista ha gia dettato sentenza: mai nel PSE! Io non sono socialista ne mai lo sarò! Vabbè fin qui ce lo si poteva aspettare però poi chi invita nel venturo carrozzone? Follini! El trasformista, uno dei tanti che han mangiato dal trogolo di Silvio e poi han salutato con un sonoro rutto... ed è facile intuire che tra breve l'altro belloccio, Casini, sentirà la tiepida mano del centrismo riformista posarsi sulla coscia:" Pierferdinando, lo famo strano e i passivi li facciamo fare a sti poveri stronzi di post comunisti?""Francesco, quanto m'attizza la vasellina consacrata... ok, famoglielo vedere come si rialza sto balenone bianco!" E il resto è la solita storia da quindici anni a questa parte. Scusate lo sfogo. Hasta la victoria, o Mussi o muerte!

Saturday, April 21, 2007

"un verso tipo quelli che fa dario fo"


il blog è morto. x il prossimo intervento fate conto che ci si trovi di fronte al cadavere dell'impero romano tartassato dai barbari. entra in scena il mio alter ego, quello che se ne fotte della grammatica e dell'esprimere frasi di senso compiuto. un po' come, avete visto the snatch? io si, anche ieri sera per esempio, dicevo come gli zingari di the snatch, che non si capisce un cazzo come parlano... io penso che rimedierò dei soldi in qualche modo e andrò dal mio amico roberto, comprerò una decina buona di grammi di fumo e mi piazzerò in piazza san giovanni, in attesa che venga montato il palco del concertone del primo maggio. li inizierò a bere birra vestito come uno zingaro, con un paio di scarpe che provvederò a sporcare, pantaloni corti militari peni di tasche dove mettere tutta la roba che mi serve, una maglietta bianca penso, forse grigia o con qualche disegno, ma quest'anno voglio fare proprio il puzzone, quindi penso che la metterò bianca così si sporca bene bene, e basta. devo valutare l'ipotesi di portarmi anche uno zaino dove tenere almeno una decina di birre tutte per me, non so se farlo perchè è molto fastidioso portare la borsa, ma è sicuramente ancora più fastidioso dover pagare 5 euro una lattina di birra calda, per non voler neanche prendere in esame l'eventualità di non ubriacarsi dalla mattina fino a tarda notte... non mi laverò da 3 giorni prima, farò in modo di sudare copiosamente, scorreggierò abondantemente e rutterò ad ogni occasione, farò almeno una trentina di canne e ne venderò anche parecchie così da rifarmi della spesa, e comprarne altro una volta che l'avrò finito...

anche perchè vedo che quest'anno ci saranno anche i nomadi e udite udite la PFM, poi gli afterhours (che due coglioni quelli la, mi toccherà urlare tutto il tempo e bestemmiarne di tutti i colori!!) e poi i soliti bandabardò, modena city ramblers, daniele silvestri (quest'anno con i capelli e la paranza), ma anche casino royale, carmen consoli, loredana bertè ecc... insomma... bo non lo so, le conclusioni traetele voi, io il mio programma ve l'ho annunciato... bella!


anzi ora vi metto una cosa che ho fatto io x il corso di visual design, ditemi onestamente che ne pensate, se fa schifo ditelo pure e poi andate a cagare sangue infetto

Wednesday, April 04, 2007

viaggiare in sicurezza

sappiamo tutti cosa successe: 19 persone salirono a bordo di 4 aerei e nel giro di poche ore li dirottarono facendo in modo di portarne 2 a schiantarsi contro le due torri gemelle di new york, 1 contro l'edificio del pentagono e 1 altro in un bosco in pennsylvania, mentre era diretto contro la casa bianca a washington. questo è ciò che in questo caso prendiamo per buono, non essendo il mio intento, in questo post, quello di muovere critiche alla versione ufficiale dei fatti.


sucessivamente, per evitare il ripetersi di situazioni simili, furono varate, in tutto il mondo, imponenti misure di sicurezza negli aereoporti, e i passeggeri che intendevano prendere un aereo dovevano sottoporsi a lunghi ed estenuanti controlli per evitare che portassero in cabina oggetti o sostanze che potessero risultare pericolosi.
per esempio venne istituita una regola per la quale i liquidi che non venivano imbarcati nei bagagli dovevano essere esibiti, in boccette trasparenti di 100ml dentro un sacchetto trasparente, al personale di sicurezza al controllo passeggeri. in questo modo le guardie di sicurezza, con il loro occhio bionico, potevano controllare, analizzando con una veloce occhiata la composizione chimica dei liquidi, che dentro una bottiglietta di tonico per la faccia non si nascondesse invece una miscela esplosiva pronta ad esplodere a comando.

sempre all'imbarco, per fare un altro esempio, ai passeggeri che intendevano portare con se un computer portatile veniva chiesto di estrarlo dalla custodia, aprirlo e farlo passare dentro il metal detector, così da evitare che quello che potesse sembrare semplicemente un ventenne studente fuori sede si rivelasse in realtà in un attentatore musulmano con una bomba dentro un computer portatile.


quello che è ovvio, è che queste misure di sicurezza venivano applicate in modo omogeneo su tutte le rotte e in tutti gli aereoporti, onde evitare che si creassero delle falle per cui delle organizzazioni terroristiche potessero portare facilmente a compimento degli attentati. bisogna considerare poi che ogni rotta è potenzialmente appetibile per un terrorista che intendesse colpire un obbiettivo sensibile: anche un aereo in volo tra palermo e napoli ha abbastanza carburante da arrivare a roma o milano, un firenze-bergamo può arrivare fino a parigi, e un roma-cagliari può arrivare fino al vaticano, per esempio. ovviamente non c'è bisogno, inoltre, che un aereo si schianti sopra un bersaglio importante, perchè accada una tragedia.


i più grandi aereoporti, quindi, ma anche quelli più piccoli, si erano dotati di grandi apparecchiature, attrezzi infallibili nello scovare possibili minacce per la sicurezza dei voli. e il mondo viaggiava sereno, forte della propria sicurezza, ben convinto che niente, ormai, potesse minacciare il diritto degli uomini e delle donne di viggiare, e la libertà degli esseri umani...



di seguito una foto dell'oggetto che ho trovato nel mio bagaglio a mano un'ora dopo essere sceso dall'aereo per cagliari


Thursday, March 29, 2007

meglio depressi che stronzi ovvero la natura bastarda e egoistica dell'uomo

giusto per non parlare ancora di vaticano (che dio stesso scenda e lo bruci), parlerò della natura dell'essere umano, e in una maniera ben poco filosofica, con un approccio vagamente empiristico: si mi sono bevuto il cervello - letteralmente. comunque penso che questa mia dissertazione, che è, vorrei precisare, derivata da prolungata riflessione, ed è, per una volta, seria, risponderà alla maggior parte dei quesiti che charlie poneva nel post precedente. ovvero il perchè della stasi del genere umano in questo periodo.

l'uomo è per natura un bastardo egoista e cattivo. nulla ci può salvare dall'esserlo. ci sono sì delle eccezioni: si chiamano santi, e per chi non crede in dio la risposta è semplice. siamo tutti dei pezzi di merda.
ci riempiamo tanto la bocca di buoni propositi e di altruismo ma alla fine dei conti c'è una sola cosa di cui veramente ci importa: noi stessi. e qui non voglio entrare nel merito delle relazioni interpersonali, che è il motivo principale per cui sono giunto a questa conclusione (troppe volte pugnalato alle spalle - mi sono appena accorto che anch'io sono stato un bastardo egoista e cattivo parecchie volte), ma mi terrò sul generale provando a fare degli esempi applicabili o comprensibili a/da tutti. farò una lista di possibili argomenti che potrebbero essere sollevati contro la mia tesi... perchè mi accorgo che non sono il portatore della verità in terra, ma semplicemente un diciottenne veramente annoiato.

argomento 1)
il volontariato (seguito dalla filantropia): molte persone a cui ho presentato questa mia teoria si sono immediatamente trincerate dietro le mura del VOLONTARIATO. da persona che per due anni ha fatto volontariato ogni settimana e di tipi diversi, penso di potermi permettere di controbattere efficacemente. queste persone sostengono che una prova di come l'uomo sia altruista è l'aiuto gratuito che esso da al più povero o disagiato in varie circostanze. questo aiuto non è per niente gratuito. prima di tutto una deformazione mentale datami dall'economia mi porta a pensare a ogni azione come un costo. infatti qualsiasi azione ha un costo opportunità: ovvero ciò che noi non stiamo facendo per fare l'azione che stiamo facendo.
prendendo questo come assioma ci accorgiamo che l'uomo facendo volontariato sta si aiutando il più povero, ma nel più recondito dei suoi scopi, ciò che vuole è solo aiutare se stesso. sentirsi meglio con se stesso dopo aver aiutati "quei poveri bambini", o guadagnare in immagine con chi lo circonda. anche qui ci possono essere le eccezioni (dubito ma tutto è possibile) PERO' se ci pensate profondamente, vi accorgerete di come in realtà l'effettivo aiuto all' "altro" sia nullo.
Alcuni hanno addirittura parlato di filantropia come antidoto all'egoismo, però qui il discorso del volontariato si porta a un estremo ancora più grande: i filantropi sono dei ricchi magnati, e rispondono, come tutti i ricchi magnati, alle regole del mercato. perciò hanno anche un incentivo in più, oltre l'egoismo personale, a fare "donazioni" [che fra l'altro io ritengo contro-producenti, ma di questo ne parlerò in un altro post].

argomento 2)
amicizie, amori, matrimoni: per principio non riesco a credere nell'amore eterno. e forse per eccessivo pessismo o cattiva esperienza non riesco neanche a credere nell'amicizia prolungata.
comunque l'egoismo e la cattiveria dell'uomo è dimostrabile anche in questo campo: ricordiamoci che l'uomo è un animale - un animale razionale - ma continua a essere un fottutissimo animale.
affezionarsi a un'altra persona è normale, ma anche questo rientra nel nostro personale interesse - nel caso dell'amore, interesse sessuale; nel caso dell'amicizia (che è il caso anche dell'amore), interesse a) nel non restare soli b) nell'avere qualcuno su cui potersi appoggiare in caso di necessità c) essere accetato a livello sociale [parlerò di etichetta sociale più avanti nel post]. La scelta dell'amore o dell'amicizia è ovviamente legata ad emozioni e sentimenti - e anche l'intensità degli stessi. io adoro le emozioni e i sentimenti e di sicuro scriverò di amore e di amicizia come le cose più belle del mondo, però cerco qui di capire la loro più profonda natura: infatti essa non è particolarmente emozionale come tendiamo a pensare. inoltre a parziale dimostrazione di quello che dico è la volatilità delle relazioni sociali dell'uomo. anche se perdurano per via di etichette sociali le vere emozioni sono preda di un ciclo quasi sistematico che porta le persone ad allontanarsi ed avvicinarsi a ritmi più o meno scostanti.
l'istituzione del matrimonio di conseguenza è un'istituzione che io non condivido proprio per i motivi sopracitati e, volendo estremizzare, e proprio una dimostrazione di come gli esseri umani debbano forzare se stessi con contratti pur di mantenersi assieme.

Ci sono molti argomenti che possono essere portati contro la mia tesi, comunque non intendo tediarvi più di tanto anche perchè prima di tutto non mi dispiacerebbe fare un post a parte sulla sete di potere dell'animo umano, e inoltre mi piacerebbe concludere questo post con delle soluzioni possibili a questo problema. non tanto soluzioni quanto modi di approcciare la natura dell'animo umano: ovvero come sopravvivere meglio in un mondo di bestie pensanti.
anticipo che do delle etichette stereotipate a i vari approcci, giusto per semplicità di esplicazione.

a) approccio british: usa il manierismo, l'etichetta, le norme sociali, per giocare al grande gioco di società che l'uomo stesso si è creato [o che dio a creato, a seconda delle vostre credenze]. cerca di sfruttare al meglio con sottili giochetti il prossimo, e ne ricaverai serenità personale.

b) approccio americano: cerca di metterla nel culo al prossimo per fare più soldi

c) approccio buddista: medita medita medita e stai in pace con te stesso. fanculo al resto del mondo

d) approccio italiano: goditi la vita al massimo e punto

e) approccio francese: fottitene, tanto sei superiore comunque

f) approccio punk: dì la verità, dì quello che pensi a chi lo vuoi dire, anche se questo implica dargli delle bestie animali ignoranti egoisti. ovvero la pura verità sulla natura dell'uomo. questo potrebbe rivelarsi controproducente, e magari stancante col passare degli anni.

g) approccio depressivo: pensa a queste cose un po' troppo e la finirai come me a scrivere 'ste cose...

però la morale della favola è che siamo tutti bastardi, però è meglio essere dei bastardi depressi che degli stronzi attivi nel cercare di avere la meglio in tutto e su tutto.

mi scuso per il verbo prolisso e per il delirio.

Wednesday, March 28, 2007

che noia, ma non c'è mai niente di nuovo?

uff, qui tra afghanistan, di cui si parla dal 2001, e chiesa-gay-democrazia- ingerenze-ecc, di cui si parla da molto prima, non ci sono mai argomenti nuovi... poi uno si lamenta che il blog non va avanti... e grazie al cazzo, sono 6 anni che non faccio altro che scrivere di guerra e vaticano (ma che strana accoppiata, non mi giunge nuova, però)... mo mi sono un po' rotto le palle, scusate... tirate fuori qualcosa di nuovo, vi prego! che ne so, un complotto internazionale, una bombetta atomica, una rivoluzione culturale... animo gente, davvero siamo così privi di fantasia dopo appena 20 anni di mediaset?
comunque eccvi qui un paio delle solite cazzate sui dico e non dico... scusate la banalità, ma oggi sono proprio scazzato... ora vado a farmi una canna davanti alla playstation e una birra fredda... buona lettura...

ma la prima donna ad avere figli al di fuori del matrimonio non è stata maria? c'era ben poco di san giuseppe in gesù cristo... perchè ora proprio i seguaci della prima famiglia-di-fatto a dirci che non si può fare? sono un po' confuso...
ma perchè, nonostante "il rispetto che la Chiesa conferma verso la dignità di ogni persona, indipendentendemente dalla propria scelta sessuale" allora "la legalizzazione delle coppie di fatto è inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo e avrebbe effetti deleteri sulla famiglia"? ed inoltre,stando alla prima affermazione, perchè la legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso sarebbero "un problema ancora più grave, perchè, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile"?

coloro che impediscono a tanti di avere una famiglia legalmente riconosciuta (perchè nessuno potrà mai impedire che le perone abbiamo una famiglia, legale o no), sono proprio coloro che una famiglia vera e propria non l'hanno mai avuta.

secondo me una famiglia non nasce nel momento in cui un vecchio decide che due persone possono baciarsi e tutti piangono, ma nel momento in cui due persone acquistano la consapevolezza di essere parte fondante del mondo dell'altro. quando due persone hanno bisogno l'una dell'altra, quando due persone traggono beneficio dalla felicità dell'altro, quando due persone decidono di anteporre l'altro a se stessi, quando tutto ciò che hanno è l'amore dell'altro, e ciò basta loro. quando due persone vivono l'una per l'altra, e decidono di vivere insieme la loro esistenza: questa è una famiglia.

Saturday, March 10, 2007

APPELLO



Tuesday, March 06, 2007

post di emergenza

siamo ancora vivi, dovete solo aspettare un po', periodo brutto un po' per tutti e poco tempo per scrivere. ci si sente molto presto.

matteo

Thursday, February 22, 2007

c'è grossa crisi... dove stiamo facendo? cosa stiamo andando?

il governo cade sulla politica estera. a tal proposito cito d'alema, il ministro degli esteri dell'ormai passato governo, che fu di tutta la legislatura il più apprezzato e stimato, dal popolo come dalla politica internazionale:
"Capite il paradosso? In una situazione di governo che nell'insieme non si può certo definire brillante, per unanime riconoscimento di tutti, non solo in Italia ma anche oltre i nostri confini, la politica estera era una delle poche cose che avevano funzionato. Una delle poche cose che piacevano alla gente, come dimostrano anche i sondaggi. E invece, noi cadiamo proprio su questo. Per assurdo, avrei capito che fossimo caduti sulla legge Finanziaria, con tutti i malumori che ha creato nel Paese. Ma sulla politica estera non ci sto. Siamo un Paese di matti...".
parole sante.

mi sento di citare, a proposito di coloro che si sono resi responsabili di questo disastro, il mio guru giornalistico michele serra, che nell'edizione di oggi della sua rubrica su repubblica l'amaca scrive:
"I CAVALIERI DELL'IDEALE
SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.
Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento."
di nuovo non si poteva esprimere meglio lo stato d'animo nei confronti dei paladini della giustizia che appestano oggi il parlamento.

nel prossimo passaggio cito direttamente me stesso nel comporre una specie di decalogo (anche se non saranno dieci punti) di quello che allo stato attuale delle cose bisognerebbe fare, sul piano politico e della coscienza, per assicurare a questo paese da operetta un governo che abbia la possibilità di traghettarlo verso aloscenici ben più rispettabili:
punto primo: la legge elettorale. una legge degna di questo nome, in cui siano eleggibili i candidati e non siano le segreterie di partito, con le loro logiche interne di cui al cittadino non importa nulla e che neanche capisce, a decidere chi va in parlamento. la speranza postuma è che con la legge precedente a questa forse i signori "no-dal-molin" e "trockij-forever" sarebbero stati in uno scantinato a stampare volantini piuttosto che a far cadere il governo.
inoltre, conditio sine qua non per assicurare al paese un governo stabile, è l'istituzione di uno sbarramento al 10% per l'ingresso al parlamento. può sembrare eccessivo, ma a mali estremi estremi rimedi. via i micropartiti e i candidati indipendenti, i senatori degli italiani all'estero (sono all'estero? che ci rimangano!) e quanti raccolgono poche migliaia di firme, fondano un partito e si beccano il vitalizio da parlamentare. meno si è e meglio si governa.
punto secondo: ripulire il parlamento. approvare subito una legge che interdica l'ingresso sul piano fisico ed istituzionale negli edifici delle camere e delle sedi istituzionali a coloro che abbiano condanne di primo, secondo o terzo grado, e procedimenti penali in corso per reati di mafia, corruzione e reati legati all'ambito finanziario. finchè un cittadino si candida con la motivazione di essere innocente a dispetto di quanto la magistratura stabilisce chiunque si sentirà in diritto di usare il parlamento come meglio crederà.
punto terzo: il conflitto d'interessi. sono 13 anni ormai che se ne parla e nessuno mai ha fatto nulla. il prossimo governo avrà il dovere morale, politico e civile di fare una legge seria che impedisca a chiunque di prendersi gioco di un principio sacrosanto che regola la vita democratica di ogni paese civile; o perlomeno così dovrebbe essere. da notare il fatto che l'uso del condizionale "dovrebbe" in italia assume in genere un significato diverso da quello che la lingua italiana prescrive: comunemente quando un italiano sente "dovrebbe essere" nella sua testa immagina una situazione in cui è stabilito che qualcosa sia in un certo modo, ma siccome non lo è, e dato nessuno sembra intenzionato a correggerne la rotta, allora tutto può rimanere così come è, perchè tanto il condizionale "dovrebbe" ha un valore meno forte dell'imperativo "deve". purtroppo, o per fortuna, non è così, ed è bene che gli italiani inizino a comprenderlo.


e ora un commento personale: anche io sono contro la base di vicenza, sono contro lo strapotere degli stati uniti, sono contro la tav (entro certi limiti, ovvero la contemporanea realizzazione di opere più importanti per il paese), sono a favore della liberalizazione della cannabis e sono contro i dico, nel senso che per me la soluzione è matrimonio gay e patto di convivenza equiparato al matrimonio. ma so bene che se voglio avvicinarmi a questi obbiettivi l'unica cosa che posso fare è non andare contro un governo che è per forza più propenso a darmi quello che voglio rispetto ad un governo che farebbe tutto il contrario. se dico no a prodi sulla base di vicenza l'unico risultato che otterrò sarà che fra 3 mesi non potrò dire no a berlusconi su 3 basi di vicenza. l'equazione è semplice. in più non avrò un governo che in politica estera fa grandi cose ma un governo che diventa la barzelletta dell'europa.

alla fine di tutto si tratta di scegliere fra limitare i danni oggi e ripartire domani o non farsi fottere oggi per farsi fottere alla grande per i prossimi dieci anni.

Thursday, February 15, 2007

ruini ruini ruini, ma che cosa ci combini?

la chiesa si da da fare in questi tristi giorni, e anche gli intellettuali vicini al vaticano fanno sentire la loro voce. ad una nota scritta da vari esponenti del mondo intellettuale cattolico per chiedere la non eccessiva ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nelle decisioni di uno stato laico per definizine, le frange più in linea con la chiesa replicano con una contro nota.

si chiede ai vescovi "di mantenere chiara e libera la loro impostazione di dottrina e di cultura morale in tema di legislazione familiare. Riteniamo ingiusta ogni forma di intimidazione intellettuale contro l'autonomia del pensiero religioso. Consideriamo decisivo, per arricchire il pluralismo di valori della società italiana, che la religione occupi uno spazio pubblico nella vita della comunità. [...] Giudichiamo improprio, e sintomo di un uso politico della sfera religiosa - prosegue il documento - l'appello dei cattolici democratici affinchè la chiesa italiana rinunci a un suo atto di magistero, che la libera coscienza di laici e cattolici, compresi i parlamentari della Repubblica, potrà valutare serenamente e in piena libertà."
E poi la conclusione: "La cultura di questo paese deve liberarsi delle pastoie politiciste di un pensiero illiberale e veteroconcordatario che intende censurare con argomenti obliqui la libertà religiosa e la sua funzione sociale".


mi è parso opportuno segnalare i punti più interessanti del testo, quelli su cui più vale la pena riflettere; come ad esempio l'intimidazione intellettuale di cui la chiesa diventerebbe vittima invece che autrice, o l'uso politico di cui, di nuovo, la dottrina della chiesa sarebbe fatta oggetto da parte dei cattolici democratici invece che delle gerarchie vaticane. quando si arriva poi al pensiero illiberale e agli argomenti obliqui che sarebbero usati contro un'istituzione che da sempre propugna dogmi e verità unilaterali, beh allora ogni commento diventa superfluo. mi sembra proprio di tornare indietro nel tempo...








Saturday, February 10, 2007

il partito unico

caro il mio pregio, che matisse non ti piaccia puoi scriverlo su un pezzo di carta con il quale poi piras si pulirà il culo, perchè neanche di intingersi nella mia merda è degna la tua obiezione. ragion per cui per prima cosa rimetto la danza dove stava, e per seconda cosa la metto anche in questo intervento, così che tu non possa cancellarla nel caso ti trovassi, succube della tua ignoranza, nella spiacevole quanto terminale situazione di voler toglierla una seconda volta.

rassicuriamo gli elettori: questa solo una differenza di vedute assolutamente normale in ogni coalizione democratica, il processo dialettico si svolge con molta serenità e unità dì intenti, le nostre piccole divergenze nn pregiudicano l'unità del governo.

Friday, February 09, 2007

DICO, i PACS all'Italiana

Prima vittoria nella lunga strada per le unioni civili. Il Papa sta dando di matto al Vaticano e ha lanciato una campagna mediatica senza precedenti. Ma per il momento questo è quanto:

Primo sì al disegno di legge sulle unioni di fatto, che non si chiameranno più PACS, alla francese, ma DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi). Il Consiglio dei ministri dell'8 febbraio, assenti il Guardasigilli e il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, ha approvato all'unanimità il ddl giudicato da Giuliano Amato migliore dei Pacs francesi. Nel testo è previsto, tra l'altro che in caso di malattia e ricovero le strutture sanitarie regolano l'esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza. Ciascun convivente può designare l'altro suo rappresentante in caso di malattia o di morte. Non potranno accedere ai diritti regolati dalla legge i condannati "per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell'altra o sulla persona con la quale l'altra conviveva". Il testo presentato è una bozza, soggetta a modifiche in qualsiasi momento fino alla sua presentazione in Parlamento. Com'è ovvio non entrerà in vigore prima dell'approvazione delle Camere, con probabili modifiche, e della pubblicazione in gazzetta ufficiale.(08 febbraio 2007)

Se il Dio di Ruini diventa di destra

non è il più frivolo degli interventi, ma va letto e bisogna riflettere molto su questi argomenti, ormai troppo spesso liquidat con un "cosa vuoi che dica la chiesa" o "anche loro possono esprimere opinioni" o ancora "è normale, che ci vuoi fare?"... non so cosa ci sia da fare, ma si può provare a riflettere e a prendere coscienza dello stato di assedio in cui siamo stati ridotti negli ultimi anni.



di EZIO MAURO, da repubblica.it

C'è una domanda cruciale per la politica italiana che nessuno fa a voce alta, assordati come siamo in questo inizio di secolo dal suono delle campane dei vescovi. Eppure è una domanda che, a seconda delle risposte, può cambiare il paesaggio politico del nostro Paese e può ridefinire alleanze e schieramenti. La questione è molto semplice e si può sintetizzare così: è ancora consentito, nell'Italia del 2007, credere in Dio e votare a sinistra?

Nel silenzio della coscienza individuale è senz'altro possibile e anzi è comune, risponderebbero molti dei nostri lettori, che hanno in mano un giornale laico, sono in parte cattolici e votano abitualmente per lo schieramento di sinistra, magari talvolta turandosi il naso. E infatti, non è la libera testimonianza individuale che è in discussione: e ci mancherebbe. Ciò che invece mi sembra sotto attacco è l'organizzazione politica del pensiero cattolico di sinistra, la sua "forma" culturale, l'esperienza storica che ha avuto in questo Paese e infine e soprattutto la traduzione concreta di tutto ciò nella nostra vita di tutti i giorni e nel possibile futuro. Cioè l'alleanza tra i cattolici progressisti e gli ex comunisti che è al centro della storia dell'Ulivo, che oggi forma il baricentro riformista del governo Prodi e che domani dovrebbe essere la ragione sociale del nuovo partito democratico, risolvendo l'identità incerta della sinistra italiana.

Se non fosse così, non si capirebbe tutto ciò che si muove in queste ore sotto il mantello dei vescovi. È come se per la gerarchia fosse iniziata la terza fase, nei rapporti con la politica italiana. Prima, nel Paese "naturalmente cristiano", la Chiesa poteva presumere di essere il tutto, affidando ad un unico soggetto politico - la Democrazia Cristiana - la traduzione nel codice statuale dei suoi precetti e la tutela dei suoi timori, sempre nell'ombra dei corridoi vaticani, perché l'impronta del Papato oscurava comunque in una surroga di potenza l'identità culturale dell'episcopato nazionale.

Poi, a cavallo del giubileo e all'apogeo di un papato universale come quello di Wojtyla, ecco la coscienza per la Chiesa di essere finita in minoranza in un Paese cattolico per battesimo ma scristianizzato nei fatti, improvvisamente "terra di missione" per una riconquista che per compiersi ha bisogno di un disegno forte e autonomo dei vescovi, perché dopo secoli anche in Italia da "tutto" la Chiesa deve diventare "parte".

L'uomo che gestisce il passaggio in minoranza della Chiesa - la seconda fase - e capisce le potenzialità politiche di questa nuova condizione, è il cardinal Ruini, presidente della Cei.


Diventando parte, la Chiesa diventa reattiva, combattiva, entra in concorrenza con le altre grandi agenzie valoriali e le centrali culturali, si "lobbizza" agendo da gruppo di pressione sui centri di decisione della politica e soprattutto della legislazione. Ruini intuisce che la sfida della modernità, in questa fase, è soprattutto culturale, e capisce di trovarsi di fronte - dopo Tangentopoli e la caduta del Muro - partiti senza tradizione, senza bandiere, senza identità storica. Il pensiero debole della politica italiana può dunque essere attraversato facilmente dal pensiero forte del Papa guerriero, e nella breccia possono utilmente infilarsi i vescovi per una politica di scambio che abbia al centro i cinque temi della vita, della solidarietà, della gioventù e soprattutto della famiglia e della scuola.

La terza fase comincia quando Ruini avverte che alla Chiesa è consentito, nei fatti, ciò che nella Repubblica non è permesso alle altre "parti". Ogni componente della società, ogni identità culturale, nella sua autonomia e nella sua libertà deve riconoscere un insieme in cui le parti si ricompongono: lo Stato. Ma è come se la Chiesa, mentre ammette di essere diventata minoranza, non accettasse di vedere in minoranza i suoi valori, faticasse a stare dentro la regola democratica della maggioranza, dubitasse del principio per cui in democrazia le verità sono tutte parziali, perché lo Stato non contempla l'assoluto. La Chiesa oggi in Italia è più debole di ieri nei numeri? Non importa, perché i numeri non contano visto che per Ruini il cristianesimo è avvertito nel nostro Paese come "senso comune", una sorta di substrato antropologico, una specie di natura italiana: alla quale si può trasgredire solo con leggi che diventano automaticamente contro natura, dunque sono contestabili alla radice.

È un discorso che ha in sé l'obiettivo grandioso della terza e ultima fase del lungo regno ruiniano sull'episcopato italiano: la riconquista dell'egemonia, non più attraverso il partito dei cristiani ma direttamente da parte della Chiesa, che con la spada di questa egemonia rifonderà la politica, separando infine il grano dal loglio e costituendo un nuovo protettorato dei valori nell'esercizio di un potere non più temporale, ma culturale. Un progetto che può compiersi solo davanti ad un sistema politico gregario, senza autonomia, incapace di testimoniare un sentimento civile della Repubblica, svuotato di identità al punto da vedere nella Chiesa l'ultima agenzia di valori perenni e universali dopo la morte delle ideologie. Fonte ancora di mobilitazione, forse di legittimazione, almeno di benedizione, in un Paese in cui tutti i leader politici - o quasi - si sono convertiti se non altro mediaticamente, o comunque hanno dichiarato di essere pronti a farlo, e altrimenti sono in lista di attesa: o, come si dice, in ricerca.

Siamo davanti ad una sorta di neo-gentilonismo, con la religione che diventa materia di scambio, nella presunzione che sia vera la leggenda del voto cattolico di massa orientato dalla stanza del vescovo. Con l'intercapedine culturale dei partiti debole e fragile, la Chiesa scopre la tentazione di raggiungere direttamente il legislatore, si accorge che la precettistica può influenzare molto da vicino la legge, dimentica la distinzione suprema tra la legge del creatore e la legge delle creature. Se il disegno è egemonico, tutto è potenza. E se un testo legislativo diventa simbolico, qui si deve dare battaglia fino in fondo perché la bandiera trascende la norma e il valore ideologico supera il valore d'uso. Ecco la prima risposta alla domanda intelligente di Giuliano Ferrara ai vescovi: dove volete andare con questa battaglia intransigente, non più negoziale, sui Pacs, visto che si prepara "un risultato che collocherebbe l'Italia in un ambito di cautelosità e di disciplina morbida delle pretese nuove forme di famiglia"? Semplicemente, vogliono andare fino in fondo: non della battaglia sui Pacs, ma della battaglia per l'egemonia culturale, che è appena incominciata.

Come accade in ogni battaglia, anche in questo caso il cardinal Ruini lascerà tra poco in eredità al suo successore non solo le truppe, le mappe e le strategie, ma anche le alleanze. Che sono tutte a destra, perché qui si compie, oggi, la lunga cavalcata di quello "strano cristiano" che avevamo visto muoversi sulla scena italiana per la prima volta sei anni fa. Incapace da più di un decennio di far nascere un nuovo sistema culturale che dia un codice moderno ed europeo a moderati e conservatori, la destra si accontenta della prassi di potere e di consenso berlusconiana e prende a prestito le idee forti, che non ha, nel deposito di tradizione della Chiesa italiana. La destra cerca un pensiero, la Chiesa cerca la forza e nell'incontro inedito il verbo si fa carne: e poco importa che sia carne pagana, con la mistica idolatra del berlusconismo che ha introdotto una nuova religione in politica, rendendo Dio strumento dell'unzione perenne al demiurgo, mentre nasce un nuovo "cristianismo", con la fede svalutata in ideologia.

Se questo disegno si compie, la Chiesa corre il rischio mondano di diventare parte, se non addirittura un soggetto politico diretto, e si amputa a sinistra la cultura politica cattolica, per la prima volta nella storia della Repubblica. Escludendo quei cattolici democratici che hanno preso parte attiva alla nascita della costituzione e delle istituzioni repubblicane, e che soprattutto hanno saputo per decenni coniugare la fede con la laicità dello Stato. Forse per il cardinal vicario vale ancora la condanna di Augusto Del Noce contro i "progressisti cattolici": "Trasformano talmente il cristianesimo per non ledere l'avversario, che bisogna dubitare se effettivamente credano". Certo, per Sua Eminenza vale la profezia di Rocco Buttiglione: "Il cattolicesimo che si era lasciato ridurre nell'inglobante progressista oggi non ha più nulla da dire, torna attuale il pensiero cattolico che aveva rifiutato il progressismo".

La partita ruiniana sembra puntare proprio qui, a far saltare l'alleanza tra i cattolici democratici e la sinistra ex comunista, in un disegno riformista che può diventare un partito. Ecco perché ieri sui Pacs - dove i vescovi intervengono ormai sugli articoli di un disegno di legge, non sui valori - è riecheggiato addirittura il solenne "non possumus" di Pio IX, con un monito preciso contro la sinistra e in particolare contro i cattolici democratici: quanto sta accadendo, ha scritto infatti con chiarezza il giornale dei vescovi con un linguaggio mai usato nei giorni più neri della Repubblica, è "uno spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana".

Il dado, a questo punto, sembra tratto. È vero che la presenza cristiana nel Paese, come dice Pietro Scoppola, non è riducibile a questo schema di comodo. Ma la Chiesa, con lo spartiacque benedetto di Ruini rischia di aprire per la prima volta un fronte religioso nella battaglia politica italiana, qualcosa che non abbiamo ancora conosciuto, una faglia inedita. In un terreno fragilissimo, dove troppi politici sono pronti a cambiare opinione a ogni rintocco di campana, sensibili nei confronti dei vescovi molto più al comando che ai comandamenti. Ecco perché bisogna chiedersi se è ancora consentito credere in Dio e votare a sinistra.

Anche se bisognerebbe aggiungere un'ultima domanda: in quale Dio? Nella prima fase dell'era Ruini, era un Dio post-democristiano, comodo perché relativo, appagato dalla sua onnipotenza e affaticato dal suo declino. Nella seconda fase, quella della minoranza, è diventato un Dio italiano, in una sorta di via nazionale al cattolicesimo. Oggi, rischiano di farci incontrare un Dio di destra, e già solo dirlo sembra una bestemmia.


repubblica.it

Monday, February 05, 2007

tra l'altro ha anche un brutto nome

mi da molto fastidio il fatto che a due settimane dal giorno in cui l'italia e il mondo commemorano il più grave atto di crudeltà, disumanità e freddo assassinio compiuto per mano di una intera classe politica e dirigente, col silenzio-assenso di intere classi sociali più o meno consapevoli ai danni di un'intero popolo, gli squallidi eredi di coloro che ne furono complici e in maniera minima anche coautori impongano al resto della nazione di commemorare in egual misura le persecuzioni perpetrate dall'esercito jugoslavo nei confronti di qualche migliaio di cittadini italiani.
riprendo fiato. e mi spiego meglio.
mi da fastidio il fatto che lo si faccia il 10 febbraio, a 2 settimane di distanza dal 27 gennaio. come se il signor fini ci avesse voluto dire "guardate, anche i comunisti erano cattivi, non eravamo solo noi gli assassini! ehe, beccati questa prodi!" quanto odio il revisionismo storico!
mi da molto fastidio il fatto che si commemorino questi morti in quanto italiani e non in quanto morti. perchè allora non istituiamo il "giorno della reminescenza", in cui celebriamo i morti libici ed etiopi, martiri necessari sul cammino verso l'impero d'italia? o di quelli ci vergognamo, signor fini?
e mi da fottutamente fastidio il fatto che i padri di coloro che ora si battono per commemorare il "tentativo di sterminio di un popolo" (gli italiani? magari! provaci ancora, tito...) furono i primi a consegnare, o in alcuni casi a provvedere loro stessi, i propri cittadini (almeno 8000 con passaporto italiano) a coloro che poi ne avrebbero fatto saponette in nome della purezza della razza. razza che -per inciso- non includeva le mediterranee genti che abitano la penisola italiana. inoltre mi chiedo se coloro che riuscirono a scampare alla persecuzione non fossero i gerarchi fascisti con rispettive famiglie piuttosto che le fasce più basse del popolo. poveri italiani, però intanto io me la batto! vero signor fini?
non vorrei sembrare sprezzante verso la vita umana, bene che io considero più alto di qualsiasi cosa possa essere concepita al mondo, e proprio per questo non sopporto che si mascheri da sentimento umanitario un gesto di ripicca di questo genere, alla ricerca di una legittimazione basata sul concetto di "mal comune mezzo gaudio", ipocrita e irrispettoso.
buon giorno del ricordo.
ps. scrivo a nome mio, il pensiero dei più democristiani fra i miei compagni potrebbe non essere affine.

Sunday, February 04, 2007

meglio il rugby

si vabbè non ho ne tempo ne voglia di mettermi a scrivere, ci sono gli esami, ma il blog deve andare avanti... ragion per cui con la semplice pressione combinata dei tardi ctrl + c e ctrl + v infondo nuova linfa vitale in questa area del web. il tema è quello imperante del calcio onnipresente, dai campi agli obitori. sto seguendo con interesse gli avvenimenti degli ultimi giorni perchè mi piace molto il calcio, sebbene non lo segua spesso, e mi piace tifar per la mia squadra ed esser contento se vince e incazzarmi o esser deluso se perde. il punto è che ormai tutto il baraccone che è sorto attorno a una ventina di giangalloni che si rincorrono su un prato a dar calci a un pallone mi ha stufato, o meglio mi hanno stufato le varie intifade e guerriglie dei signori delle curve.
ho sempre vissuto in situazioni a contatto più o meno con ultras vari, dalle scuole medie agli anni che ho passato allo stadio proprio in mezzo alle bestie della curva nord. avevo un comagno di classe che a meno di 14 anni considerava "il gruppo" una fede, e non parlava d'altro che della curva... quando andavo io in curva lo facevo per stare con i miei amici, andavamo li per vedere la partita, un paio di canne, il bandierone e quando segnava il cagliari tutti giù verso il campo... era un gioco, sapevamo che come iniziava poi dopo un paio d'ore finiva. dovrebbe essere per tutti così, alla fine non è nulla di importante...

ecco, alla fine qualcosa ho scritto, molto scazzo e poca lucidità per esprimere i concetti... comunque l'atricolo che segue è di gianni mura, da repubblica.it:


La cose da fare dopo la tragedia

Proviamo a chiudere gli occhi e a pensare che Filippo Raciti non sia morto, ma solo ferito. Non si sarebbe fermato il calcio, staremmo a discutere dei risultati di ieri, di Inter e Roma che giocano stasera, e poi della Nazionale con la Romania. La situazione era già grave, ma a molti tornava comodo far finta di niente, una strategia quasi sempre pagante in questo paese. E dunque la differenza, atroce ma casuale, tra un ferito e un morto a rendere urgente un risanamento non tanto degli stadi ma di chi li frequenta per giocare alla guerra. Questo blocco è giusto ma tardivo. Secondo me non è giusto, alla lunga, per tifosi dell'Empoli, dell'Udinese, del Chievo, per tutti quelli che dalla curva non hanno mai lanciato neanche una palla di carta. La brava gente capirà, siamo in emergenza. Siccome questa emergenza riguarda tutti, anche quelli che non vanno allo stadio ma prendono un treno, entrano in un autogrill, ecco un piccolo elenco, senza pretese, di quel che potrebbe essere fatto subito.
I tifosi. Basta caschi, basta passamontagna calati, si va a faccia scoperta e con un documento d'identità in tasca. Multa ai possessori di fumogeni (sono stupidi ma non fanno danni), sanzioni più pesanti per possessori di razzi, petardi, bombe-carta. Basta cori contro (in Inghilterra, mai così evocata, non ne fanno).
I club. Dovranno risarcire tutti i danni provocati dai loro tifosi allo stadio e nella zona circostante. Dovranno realizzare un valido sistema di sicurezza all'interno dello stadio, evitando di reclutare capi ultrà che passerebbero dal redditizio lavoro di tifoso a quello di sorvegliante. Dovranno impegnarsi perché dirigenti e tesserati non si lascino andare a gesti o dichiarazioni che possano provocare violenza. Stangata nelle tasche alla prima infrazione, squalifica alla seconda, dai e dai capiranno che non si può continuare a lanciare il sasso e ritirare la mano. Per tanti anni il calcio ha chiesto più polizia. Se 1.500 poliziotti (per 21mila spettatori) non bastano a impedire i fatti di Catania, quanti altri ne servirebbero? Comunque, gli incontri a rischio si devono giocare di giorno, non in notturna.

I politici. Ho lo stesso imbarazzo di Ulivieri a usare le parole "leggi speciali". Ne ho di più a sentire Cento, Storace, Gasparri, Ronchi, unirsi alle litanie di rito. Cento è la madonnina degli ultrà, appena ce n'è uno in carcere si agita a prescindere. Quelli di An farebbero bene a ricordare che fu soprattutto il loro collega Buontempo, con Cento, ad annacquare i provvedimenti e le sanzioni. E che non solo Catania ma l'80% almeno delle curve italiane è di destra, tosta o estrema. Protrarre la flagranza a 48 ore, permettere alla polizia di usare gli idranti è il minimo. Idem dare la certezza della pena, tra carcere e lavori socialmente utili. Poi: disorganizzare, cioè sciogliere, il tifo organizzato, e togliere alle curve sacralità e senso d'impunità. So che ci possono essere fior di delinquenti in tribuna cosiddetta d'onore, ma è la curva il luogo del malessere e dell'esaltazione (sono tutte "mitiche" per autonomina). Quindi: o si chiudono, come hanno fatto a Parigi, o si tengono aperte, ma senza striscioni, senza arrivi in massa, senza il ciarpame di questi anni. Ma la polizia, poca o tanta, deve esserci, all'interno. Perché ha un ruolo. Cosa significa che i bravi tifosi devono isolare i violenti, se non ci riesce chi ha più poteri e mezzi di un abbonato ai distinti? Si ripartirà da zero, in un pezzo di stadio che deve tornare a essere di tutti, e dove le regole (le leggi, se preferite) valgono per tutti. In casa e in trasferta. Stop ai treni speciali per tifosi speciali. Di speciale, in questa storia, c'è solo l'inciviltà e la violenza. Che Raciti sia stato colpito per caso o seguendo un preciso disegno di vendetta non cambia nulla, purtroppo. E davanti a questo morto e a Ermanno Licursi che si devono fare i conti. E senza sconti.
La Figc. D'intesa con i ministeri (Pubblica istruzione, Giovani) avvierà corsi di sensibilizzazione sull'educazione allo sport (già che ci siamo, perché non c'è solo il calcio) a partire dalle elementari. Se qualche calciatore, in attività o meno, vuole unirsi ai comunicatori specializzati, meglio. Per inciso, con poche brutte eccezioni, i calciatori sembrano abbastanza maturi e responsabili (meno simulazioni, meno carognate). A giocare in un ambiente civile, dove non gli arrivi un petardo tra le gambe o una bottiglia in testa, hanno tutto da guadagnare, a costo di rimetterci qualche soldo. Resta da migliorare, in generale, l'atteggiamento nei confronti degli arbitri. I quali dovranno fischiare la fine della partita al primo lancio di oggetti in campo. La squadra del lanciatore avrà partita persa, quale che sia il risultato.
L'informazione. Nessuno può chiamarsi fuori, quindi parliamone. Esistono, oggettivamente, trasmissioni (tv e radio) specializzate nel buttare cerini nella benzina. E anche la carta stampata non è del tutto limpida, sia per motivi diffusionali sia per congenito bombarolismo, sia perché esiste un giornalismo-ultrà. Come esiste un Osservatorio per i diritti dei minori propongo un Osservatorio per i diritti del calcio (a vivere in pace, come minimo) nel rispetto dei diritti dell'informazione, che però comportano anche qualche dovere. Una commissione mista, fatta da persone che conoscono l'Italia e lo sport. Per quanto riguarda i giornalisti mi permetto di fare due nomi per la stampa parlata e scritta: Sergio Zavoli e Antonio Ghirelli.
La polizia. Esistono anche ultrà in divisa. Sarebbe meglio se non ci fossero. I reati non hanno colori o bandiere.
Gli Europei 2012. Evitiamo di parlarne, per un po'. Ce li daranno ugualmente, per mancanza di concorrenza. E oggi non ce li meritiamo. Tra cinque anni forse.

gianni mura, repubblica.it

Saturday, January 27, 2007

MEMENTO

Wednesday, January 24, 2007


NON POTEVO NON RICORDARE A TUTTI

70 ANNI

(senza parole...per la vergogna :P)

…(continua) “dove vai bel giovine, cosi sudato, ansimante, affaticato? Perché non siedi sulla mia carrozza, guarda che bei sedili…” fè l’usurpatore dallo sguardo malupino e dalla cannuccia sempre all’erta “se vuoi abbandonar codesta vita di sudore e fatiche non hai che da seguirmi, ti porterò per luoghi da te mai neanche veduti (oltre che goduti, eh eh eh)”. “Ma io non posso abbandonare la mia picciola capannina, e poi tu chi sei? Perché tanta grazia verso un misero servitore come il sottoscritto”. Si trattava di un alto giovin biondiccio, che abitava in una graziosa baraccuccia da solo, senza mai svaghi se non qualche accogliente gallina e, di tanto in tanto, la sua fedele pecorella di sporadiche cavalcate… passava così la vita, menando l’augello di bestìola in bestìola, ignaro del turpe destino che addosso gl’incombeva… il giovine, Lucius Carbonarius il suo nome, accettò l’invito e seguì il perfido Lorenzianus.
Giunti al castello venne subito approntata una tavola infinita, pien di mille gastronomici sollazzi, paste, carni, formaggi e vini, nonché com’è ovvio carotone a mazzi. E il bel giovin mangiò fino a scoppiare, bevendo, ridendo, e non accorgendosi che il malvagio ospite stava tendendogli l’esiziale tranello: “vuoi tu, mio caro, forse riposar le tue tornite membra? Gia t’aspettan se lo desideri mille guanciali, broccati, piume e quant’altro giovi ad un virgulto che cresca sano e forte come il tuo” e nuovamente l’ingenuo accettò e s’avvio per le sodomiche stanze. “ma che bel corpo, che morbida barbetta” e tra una carezza e l’altra lo fece addormentare. E così si risvegliò poco dopo, legato al letto in giusta posizione per il gaudio del lubrico ricchione che approfittò di lui, nei modi più scellerati e violenti, finché il tapino non s’accasciò esausto, doloranti i lombi, e non solo quelli. E a tale ignominiosa violenza assistette anche il povero re, che a fatica era riuscito ad emergere dalle merdifiche latrine. Il pingue scarafaggio decise di tentar l’ultima carta e di supplicare il perfido mago Trogius di ritrasformarlo in re e permettergli di riacquistare il potere.
Prega che ti prega il reale mangiamerda strappò al crudele stregone l’antidoto che (viva la banalità, mi son rotto di arrampicarmi sugli specchi con queste cazzate) consisteva in un bacio ricevuto da una persona odiata dall’usurpatore. E fu che il povero Pregius si recò nelle regali stanze e immaginate la faccia dell’inorridito servo di fronte a simil pantegana puzzolente, una chilata di orrore su sei zampette schizofreniche, insomma, proprio ‘na schifezza. Esasperato dalla riottosità del povero sfondato il re-scarafaggio aspettò la notte, s’avvicino all’esausto e sibilandoli nelle orecchie dolci parole gli strappò un ignaro e bavettoso bacio… e miracolo fu! Pregius tornò alle sue forme di sempre, con fare tonante –dopo essersi naturalmente fumato una sigaretta e, visto che c’era, essersi fatto il contadino, data l’astinenza- chiamo a raccolta popolo e guardie e fece catturare Lorenzianus che, spogliato di trono e corona, fu legato ad un aratro e obbligato a trascinarlo per il regno a vita, nudo, con tanto di astuccio penico zeppo di sabbia e peperoncino. Del mago non si seppe più nulla.
Il re Pregius continuò a governare con saggia rettitudine; quanto al ragazzo, decise di tenerselo al fianco, amato erede e compagno di giochi, che lui voleva e che l’altro non negava (Catullo ci vuol proprio), e come nelle più belle fiabe l’amore sbocciato fu lungo, duraturo e fedele, e vissero tutti, ma proprio tutti, inculati e contenti.

(a breve “Lorenzino Rotto” (la vera storia di),
e il “Pregio con gli Stivali” (fiaba dai sani risvolti fetish))

Monday, January 15, 2007

l'infiltrato

ebbasta che palle! posta di quà, posta di là... laghe non faccio più il postino ormai!

pessima battuta per iniziare un intervento di emergenza visto che davvero il blog pare aver iniziato l'anno a rilento...

l'autunno scorso a roma hanno fatto la loro comparsa sui muri vicino a molte scuole scritte come questa: "IO NON PRENDO LEZIONI".
tralasciando il fatto che essendo le scritte comparse all'esterno delle scuole in periodo di campagna elettorale per gli organi studenteschi, coloro che ne sono aretfici sono con ogni probabilità studenti e qundi le lezioni, loro malgrado, le prendono, mi chiedo quale razza di presuntuoso arrogante e, ad ogni modo, ignorante si prenda la responsabilità di asserire che non prende lezioni.
la frase è forse la più sbagliata possibile, per il semplice fatto che tutto ciò che ci succede nella vita è di per se una lezione: se atraverso la strada e mi investono ottengo una lezione, quella di guardare dove attraverso. esempio stupido, lo so, ma tantissime volte le cose vanno spiegate come se si parlasse a dei bambini. una volta che si è spegato questo conceto attraverso il bambino che attraversa la strada, si può provare a spiegare a cotali illuminati pensatori (che io definirei più come spenti esecutori) che l'automobile è solo una metafora per esprimere tutta quella serie infinita di idee e opinioni che ognuno ha, e che, se ascoltate e prese in esame, contribuiscono a formare la nostra coscienza e le nostre convinzioni. in che modo un neonato diventa uomo? facendo esperienza di tutto ciò che gli succede nella vita, ovvero apprendendo dalle lezioni che la vita gli impartisce. egli non potrebbe diventare un uomo se non si sforzasse di capire ciò che succede intorno a lui.
allo stesso modo un uomo (in questo caso specifico parlerei più che altro di tappi di culo a malapena liceali per età anagrafica, ma prendiamo per buona l'idea che di uomini si tratti) non può sperare di acquisire un'idea completa del mondo, o perlomeno dissimile da quella di un bambino in età prescolare, se non si sforza di comprendere, e quindi di imparare, ciò che il mondo e la società hanno da insegnargli.
socrate, eccelso fra gli uomini, asseriva di non sapere niente se non, per l'appunto, di non sapere. se sir isaac newton e albert einstein non avessero continuato a bramare di prendere lezioni dalla natura, oggi noi non sapremmo cosa ci fa precipitare verso il basso, ne' che le leggi della natura non sono regolate dal caos. e cosa dire di leonadro da vinci? potrei andare avanti per ore ad elencare esempi di personalità che non si sono accontentate di quel poco che sapevano, ma credo che quello che intendo dire sia palese.
con che coraggio tu, ragazzino viziato e ignorante, ti permetti di asserire che non prendi lezioni mentre coloro che col loro sapere e con la loro ricerca hanno permesso che tu fossi hanno dedicato la loro intera vita, spesso sacrificandola, per raggiungere l'ideale del sapere e della conoscenza?
chi non prende lezioni rimane ignorante, tutto qui.

non ho voluto addentrarmi nei meandri della poltica perchè sarebbe stato troppo facile dire quanto faccia comodo l'ignoranza e quanto meschino e abbietto sia il malcelato ideale dell'arretratezza espresso da un certo modo di pensare.

a voi tutti l'augurio di un mondo senza il fascismo.

Friday, January 05, 2007

I LOVE THE EIGHTIES! n°5

a grande richiesta ecco il nuovo numero della vostra rubrica preferita I LOVE THE EIGHTIES!
Questa volta... OH MY GOD IT'S BOY GEORGE!

Ebbene si Boy George and The Culture Club con la famosissima e tristissima "Do you really want to hurt me?". Canzone bellissima, video e cantante mmm... trash!

Thursday, January 04, 2007

TRASH! n°1

inizia una nuova rubrica dopo la bellissima "i love the eighties!"... questa volta si tratta di TRASH! ovvero la spazzatura più gustosa che son riuscito a trovare in giro (ovvero sul mio caro youtube): questo includerà merda varia tipo spezzoni tv, telerisse, video musicali, stralci di giornali - QUALSIASI COSA che ci faccia RIDERE e capire quanto il mondo in cui viviamo sia ridicolo!!!
Il primo numero della rubrica (così come alcuni altri) sarà dedicato a colui che è il RE DEL TRASH! Ovvero... ADRIANO PAPPALARDO!!! Eccovi presentata la sua filosofia di vita:

Ecco direttamente da wikipedia una sua biografia

La sua carriera inizia nei primi anni '70, quando viene prodotto da Lucio Battisti, il quale, insieme a Mogol, scrive per lui due canzoni che ebbero un certo successo: È ancora giorno e Segui lui. A metà del decennio prende parte ad una tournée italiana insieme al giovanissimo Umberto Tozzi.

Al 1979 risale Ricominciamo, il suo più grande successo.

Nel 1982 riprende la collaborazione con un Lucio Battisti ormai ritiratosi dalla scena pubblica, che produrrà il suo disco Immersione e, nell'anno successivo, il disco Ah, era ora!. I testi di quest'ultimo album furono scritti, con lo pseudonimo Vanera, da Pasquale Panella, che diverrà poi l'autore dei testi dei dischi di Battisti.

Come attore prevalentemente cinematografico e televisivo, Pappalardo di solito interpreta ruoli da tipo duro o cattivo ma si presta anche in interpretazioni di ruoli da tipica commedia italiana.

Nel 2003 partecipa al reality show L'isola dei famosi.

Nel 2004 debutta al Festival di Sanremo con Nessun consiglio.

Recentemente è stato protagno un'aspra rissa verbale in diretta a Domenica In con Antonio Zequila in cui volano parole molto forti, per le quali vengono presi provvedimenti dalla Rai: il Direttore di Raiuno Fabrizio del Noce aprì un'inchiesta interna per accertare la dinamica e le responsabilità di quanto è accaduto e ordinò che i protagonisti della lite televisiva non fossero più invitati nelle trasmissione di RaiUno, e vane sono state le scuse dei protagonisti in onda su Striscia la notizia, ad oggi sono ancora esclusi dalle trasmissioni Rai. La lite è costata anche una settimana di sospensione al programma di Mara Venier.

AHAHAHAHAHAHA Quest'uomo è pazzo!!! E lo pagano pure per andare in TV...