Thursday, February 22, 2007

c'è grossa crisi... dove stiamo facendo? cosa stiamo andando?

il governo cade sulla politica estera. a tal proposito cito d'alema, il ministro degli esteri dell'ormai passato governo, che fu di tutta la legislatura il più apprezzato e stimato, dal popolo come dalla politica internazionale:
"Capite il paradosso? In una situazione di governo che nell'insieme non si può certo definire brillante, per unanime riconoscimento di tutti, non solo in Italia ma anche oltre i nostri confini, la politica estera era una delle poche cose che avevano funzionato. Una delle poche cose che piacevano alla gente, come dimostrano anche i sondaggi. E invece, noi cadiamo proprio su questo. Per assurdo, avrei capito che fossimo caduti sulla legge Finanziaria, con tutti i malumori che ha creato nel Paese. Ma sulla politica estera non ci sto. Siamo un Paese di matti...".
parole sante.

mi sento di citare, a proposito di coloro che si sono resi responsabili di questo disastro, il mio guru giornalistico michele serra, che nell'edizione di oggi della sua rubrica su repubblica l'amaca scrive:
"I CAVALIERI DELL'IDEALE
SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.
Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento."
di nuovo non si poteva esprimere meglio lo stato d'animo nei confronti dei paladini della giustizia che appestano oggi il parlamento.

nel prossimo passaggio cito direttamente me stesso nel comporre una specie di decalogo (anche se non saranno dieci punti) di quello che allo stato attuale delle cose bisognerebbe fare, sul piano politico e della coscienza, per assicurare a questo paese da operetta un governo che abbia la possibilità di traghettarlo verso aloscenici ben più rispettabili:
punto primo: la legge elettorale. una legge degna di questo nome, in cui siano eleggibili i candidati e non siano le segreterie di partito, con le loro logiche interne di cui al cittadino non importa nulla e che neanche capisce, a decidere chi va in parlamento. la speranza postuma è che con la legge precedente a questa forse i signori "no-dal-molin" e "trockij-forever" sarebbero stati in uno scantinato a stampare volantini piuttosto che a far cadere il governo.
inoltre, conditio sine qua non per assicurare al paese un governo stabile, è l'istituzione di uno sbarramento al 10% per l'ingresso al parlamento. può sembrare eccessivo, ma a mali estremi estremi rimedi. via i micropartiti e i candidati indipendenti, i senatori degli italiani all'estero (sono all'estero? che ci rimangano!) e quanti raccolgono poche migliaia di firme, fondano un partito e si beccano il vitalizio da parlamentare. meno si è e meglio si governa.
punto secondo: ripulire il parlamento. approvare subito una legge che interdica l'ingresso sul piano fisico ed istituzionale negli edifici delle camere e delle sedi istituzionali a coloro che abbiano condanne di primo, secondo o terzo grado, e procedimenti penali in corso per reati di mafia, corruzione e reati legati all'ambito finanziario. finchè un cittadino si candida con la motivazione di essere innocente a dispetto di quanto la magistratura stabilisce chiunque si sentirà in diritto di usare il parlamento come meglio crederà.
punto terzo: il conflitto d'interessi. sono 13 anni ormai che se ne parla e nessuno mai ha fatto nulla. il prossimo governo avrà il dovere morale, politico e civile di fare una legge seria che impedisca a chiunque di prendersi gioco di un principio sacrosanto che regola la vita democratica di ogni paese civile; o perlomeno così dovrebbe essere. da notare il fatto che l'uso del condizionale "dovrebbe" in italia assume in genere un significato diverso da quello che la lingua italiana prescrive: comunemente quando un italiano sente "dovrebbe essere" nella sua testa immagina una situazione in cui è stabilito che qualcosa sia in un certo modo, ma siccome non lo è, e dato nessuno sembra intenzionato a correggerne la rotta, allora tutto può rimanere così come è, perchè tanto il condizionale "dovrebbe" ha un valore meno forte dell'imperativo "deve". purtroppo, o per fortuna, non è così, ed è bene che gli italiani inizino a comprenderlo.


e ora un commento personale: anche io sono contro la base di vicenza, sono contro lo strapotere degli stati uniti, sono contro la tav (entro certi limiti, ovvero la contemporanea realizzazione di opere più importanti per il paese), sono a favore della liberalizazione della cannabis e sono contro i dico, nel senso che per me la soluzione è matrimonio gay e patto di convivenza equiparato al matrimonio. ma so bene che se voglio avvicinarmi a questi obbiettivi l'unica cosa che posso fare è non andare contro un governo che è per forza più propenso a darmi quello che voglio rispetto ad un governo che farebbe tutto il contrario. se dico no a prodi sulla base di vicenza l'unico risultato che otterrò sarà che fra 3 mesi non potrò dire no a berlusconi su 3 basi di vicenza. l'equazione è semplice. in più non avrò un governo che in politica estera fa grandi cose ma un governo che diventa la barzelletta dell'europa.

alla fine di tutto si tratta di scegliere fra limitare i danni oggi e ripartire domani o non farsi fottere oggi per farsi fottere alla grande per i prossimi dieci anni.

Thursday, February 15, 2007

ruini ruini ruini, ma che cosa ci combini?

la chiesa si da da fare in questi tristi giorni, e anche gli intellettuali vicini al vaticano fanno sentire la loro voce. ad una nota scritta da vari esponenti del mondo intellettuale cattolico per chiedere la non eccessiva ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nelle decisioni di uno stato laico per definizine, le frange più in linea con la chiesa replicano con una contro nota.

si chiede ai vescovi "di mantenere chiara e libera la loro impostazione di dottrina e di cultura morale in tema di legislazione familiare. Riteniamo ingiusta ogni forma di intimidazione intellettuale contro l'autonomia del pensiero religioso. Consideriamo decisivo, per arricchire il pluralismo di valori della società italiana, che la religione occupi uno spazio pubblico nella vita della comunità. [...] Giudichiamo improprio, e sintomo di un uso politico della sfera religiosa - prosegue il documento - l'appello dei cattolici democratici affinchè la chiesa italiana rinunci a un suo atto di magistero, che la libera coscienza di laici e cattolici, compresi i parlamentari della Repubblica, potrà valutare serenamente e in piena libertà."
E poi la conclusione: "La cultura di questo paese deve liberarsi delle pastoie politiciste di un pensiero illiberale e veteroconcordatario che intende censurare con argomenti obliqui la libertà religiosa e la sua funzione sociale".


mi è parso opportuno segnalare i punti più interessanti del testo, quelli su cui più vale la pena riflettere; come ad esempio l'intimidazione intellettuale di cui la chiesa diventerebbe vittima invece che autrice, o l'uso politico di cui, di nuovo, la dottrina della chiesa sarebbe fatta oggetto da parte dei cattolici democratici invece che delle gerarchie vaticane. quando si arriva poi al pensiero illiberale e agli argomenti obliqui che sarebbero usati contro un'istituzione che da sempre propugna dogmi e verità unilaterali, beh allora ogni commento diventa superfluo. mi sembra proprio di tornare indietro nel tempo...








Saturday, February 10, 2007

il partito unico

caro il mio pregio, che matisse non ti piaccia puoi scriverlo su un pezzo di carta con il quale poi piras si pulirà il culo, perchè neanche di intingersi nella mia merda è degna la tua obiezione. ragion per cui per prima cosa rimetto la danza dove stava, e per seconda cosa la metto anche in questo intervento, così che tu non possa cancellarla nel caso ti trovassi, succube della tua ignoranza, nella spiacevole quanto terminale situazione di voler toglierla una seconda volta.

rassicuriamo gli elettori: questa solo una differenza di vedute assolutamente normale in ogni coalizione democratica, il processo dialettico si svolge con molta serenità e unità dì intenti, le nostre piccole divergenze nn pregiudicano l'unità del governo.

Friday, February 09, 2007

DICO, i PACS all'Italiana

Prima vittoria nella lunga strada per le unioni civili. Il Papa sta dando di matto al Vaticano e ha lanciato una campagna mediatica senza precedenti. Ma per il momento questo è quanto:

Primo sì al disegno di legge sulle unioni di fatto, che non si chiameranno più PACS, alla francese, ma DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi). Il Consiglio dei ministri dell'8 febbraio, assenti il Guardasigilli e il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, ha approvato all'unanimità il ddl giudicato da Giuliano Amato migliore dei Pacs francesi. Nel testo è previsto, tra l'altro che in caso di malattia e ricovero le strutture sanitarie regolano l'esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza. Ciascun convivente può designare l'altro suo rappresentante in caso di malattia o di morte. Non potranno accedere ai diritti regolati dalla legge i condannati "per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell'altra o sulla persona con la quale l'altra conviveva". Il testo presentato è una bozza, soggetta a modifiche in qualsiasi momento fino alla sua presentazione in Parlamento. Com'è ovvio non entrerà in vigore prima dell'approvazione delle Camere, con probabili modifiche, e della pubblicazione in gazzetta ufficiale.(08 febbraio 2007)

Se il Dio di Ruini diventa di destra

non è il più frivolo degli interventi, ma va letto e bisogna riflettere molto su questi argomenti, ormai troppo spesso liquidat con un "cosa vuoi che dica la chiesa" o "anche loro possono esprimere opinioni" o ancora "è normale, che ci vuoi fare?"... non so cosa ci sia da fare, ma si può provare a riflettere e a prendere coscienza dello stato di assedio in cui siamo stati ridotti negli ultimi anni.



di EZIO MAURO, da repubblica.it

C'è una domanda cruciale per la politica italiana che nessuno fa a voce alta, assordati come siamo in questo inizio di secolo dal suono delle campane dei vescovi. Eppure è una domanda che, a seconda delle risposte, può cambiare il paesaggio politico del nostro Paese e può ridefinire alleanze e schieramenti. La questione è molto semplice e si può sintetizzare così: è ancora consentito, nell'Italia del 2007, credere in Dio e votare a sinistra?

Nel silenzio della coscienza individuale è senz'altro possibile e anzi è comune, risponderebbero molti dei nostri lettori, che hanno in mano un giornale laico, sono in parte cattolici e votano abitualmente per lo schieramento di sinistra, magari talvolta turandosi il naso. E infatti, non è la libera testimonianza individuale che è in discussione: e ci mancherebbe. Ciò che invece mi sembra sotto attacco è l'organizzazione politica del pensiero cattolico di sinistra, la sua "forma" culturale, l'esperienza storica che ha avuto in questo Paese e infine e soprattutto la traduzione concreta di tutto ciò nella nostra vita di tutti i giorni e nel possibile futuro. Cioè l'alleanza tra i cattolici progressisti e gli ex comunisti che è al centro della storia dell'Ulivo, che oggi forma il baricentro riformista del governo Prodi e che domani dovrebbe essere la ragione sociale del nuovo partito democratico, risolvendo l'identità incerta della sinistra italiana.

Se non fosse così, non si capirebbe tutto ciò che si muove in queste ore sotto il mantello dei vescovi. È come se per la gerarchia fosse iniziata la terza fase, nei rapporti con la politica italiana. Prima, nel Paese "naturalmente cristiano", la Chiesa poteva presumere di essere il tutto, affidando ad un unico soggetto politico - la Democrazia Cristiana - la traduzione nel codice statuale dei suoi precetti e la tutela dei suoi timori, sempre nell'ombra dei corridoi vaticani, perché l'impronta del Papato oscurava comunque in una surroga di potenza l'identità culturale dell'episcopato nazionale.

Poi, a cavallo del giubileo e all'apogeo di un papato universale come quello di Wojtyla, ecco la coscienza per la Chiesa di essere finita in minoranza in un Paese cattolico per battesimo ma scristianizzato nei fatti, improvvisamente "terra di missione" per una riconquista che per compiersi ha bisogno di un disegno forte e autonomo dei vescovi, perché dopo secoli anche in Italia da "tutto" la Chiesa deve diventare "parte".

L'uomo che gestisce il passaggio in minoranza della Chiesa - la seconda fase - e capisce le potenzialità politiche di questa nuova condizione, è il cardinal Ruini, presidente della Cei.


Diventando parte, la Chiesa diventa reattiva, combattiva, entra in concorrenza con le altre grandi agenzie valoriali e le centrali culturali, si "lobbizza" agendo da gruppo di pressione sui centri di decisione della politica e soprattutto della legislazione. Ruini intuisce che la sfida della modernità, in questa fase, è soprattutto culturale, e capisce di trovarsi di fronte - dopo Tangentopoli e la caduta del Muro - partiti senza tradizione, senza bandiere, senza identità storica. Il pensiero debole della politica italiana può dunque essere attraversato facilmente dal pensiero forte del Papa guerriero, e nella breccia possono utilmente infilarsi i vescovi per una politica di scambio che abbia al centro i cinque temi della vita, della solidarietà, della gioventù e soprattutto della famiglia e della scuola.

La terza fase comincia quando Ruini avverte che alla Chiesa è consentito, nei fatti, ciò che nella Repubblica non è permesso alle altre "parti". Ogni componente della società, ogni identità culturale, nella sua autonomia e nella sua libertà deve riconoscere un insieme in cui le parti si ricompongono: lo Stato. Ma è come se la Chiesa, mentre ammette di essere diventata minoranza, non accettasse di vedere in minoranza i suoi valori, faticasse a stare dentro la regola democratica della maggioranza, dubitasse del principio per cui in democrazia le verità sono tutte parziali, perché lo Stato non contempla l'assoluto. La Chiesa oggi in Italia è più debole di ieri nei numeri? Non importa, perché i numeri non contano visto che per Ruini il cristianesimo è avvertito nel nostro Paese come "senso comune", una sorta di substrato antropologico, una specie di natura italiana: alla quale si può trasgredire solo con leggi che diventano automaticamente contro natura, dunque sono contestabili alla radice.

È un discorso che ha in sé l'obiettivo grandioso della terza e ultima fase del lungo regno ruiniano sull'episcopato italiano: la riconquista dell'egemonia, non più attraverso il partito dei cristiani ma direttamente da parte della Chiesa, che con la spada di questa egemonia rifonderà la politica, separando infine il grano dal loglio e costituendo un nuovo protettorato dei valori nell'esercizio di un potere non più temporale, ma culturale. Un progetto che può compiersi solo davanti ad un sistema politico gregario, senza autonomia, incapace di testimoniare un sentimento civile della Repubblica, svuotato di identità al punto da vedere nella Chiesa l'ultima agenzia di valori perenni e universali dopo la morte delle ideologie. Fonte ancora di mobilitazione, forse di legittimazione, almeno di benedizione, in un Paese in cui tutti i leader politici - o quasi - si sono convertiti se non altro mediaticamente, o comunque hanno dichiarato di essere pronti a farlo, e altrimenti sono in lista di attesa: o, come si dice, in ricerca.

Siamo davanti ad una sorta di neo-gentilonismo, con la religione che diventa materia di scambio, nella presunzione che sia vera la leggenda del voto cattolico di massa orientato dalla stanza del vescovo. Con l'intercapedine culturale dei partiti debole e fragile, la Chiesa scopre la tentazione di raggiungere direttamente il legislatore, si accorge che la precettistica può influenzare molto da vicino la legge, dimentica la distinzione suprema tra la legge del creatore e la legge delle creature. Se il disegno è egemonico, tutto è potenza. E se un testo legislativo diventa simbolico, qui si deve dare battaglia fino in fondo perché la bandiera trascende la norma e il valore ideologico supera il valore d'uso. Ecco la prima risposta alla domanda intelligente di Giuliano Ferrara ai vescovi: dove volete andare con questa battaglia intransigente, non più negoziale, sui Pacs, visto che si prepara "un risultato che collocherebbe l'Italia in un ambito di cautelosità e di disciplina morbida delle pretese nuove forme di famiglia"? Semplicemente, vogliono andare fino in fondo: non della battaglia sui Pacs, ma della battaglia per l'egemonia culturale, che è appena incominciata.

Come accade in ogni battaglia, anche in questo caso il cardinal Ruini lascerà tra poco in eredità al suo successore non solo le truppe, le mappe e le strategie, ma anche le alleanze. Che sono tutte a destra, perché qui si compie, oggi, la lunga cavalcata di quello "strano cristiano" che avevamo visto muoversi sulla scena italiana per la prima volta sei anni fa. Incapace da più di un decennio di far nascere un nuovo sistema culturale che dia un codice moderno ed europeo a moderati e conservatori, la destra si accontenta della prassi di potere e di consenso berlusconiana e prende a prestito le idee forti, che non ha, nel deposito di tradizione della Chiesa italiana. La destra cerca un pensiero, la Chiesa cerca la forza e nell'incontro inedito il verbo si fa carne: e poco importa che sia carne pagana, con la mistica idolatra del berlusconismo che ha introdotto una nuova religione in politica, rendendo Dio strumento dell'unzione perenne al demiurgo, mentre nasce un nuovo "cristianismo", con la fede svalutata in ideologia.

Se questo disegno si compie, la Chiesa corre il rischio mondano di diventare parte, se non addirittura un soggetto politico diretto, e si amputa a sinistra la cultura politica cattolica, per la prima volta nella storia della Repubblica. Escludendo quei cattolici democratici che hanno preso parte attiva alla nascita della costituzione e delle istituzioni repubblicane, e che soprattutto hanno saputo per decenni coniugare la fede con la laicità dello Stato. Forse per il cardinal vicario vale ancora la condanna di Augusto Del Noce contro i "progressisti cattolici": "Trasformano talmente il cristianesimo per non ledere l'avversario, che bisogna dubitare se effettivamente credano". Certo, per Sua Eminenza vale la profezia di Rocco Buttiglione: "Il cattolicesimo che si era lasciato ridurre nell'inglobante progressista oggi non ha più nulla da dire, torna attuale il pensiero cattolico che aveva rifiutato il progressismo".

La partita ruiniana sembra puntare proprio qui, a far saltare l'alleanza tra i cattolici democratici e la sinistra ex comunista, in un disegno riformista che può diventare un partito. Ecco perché ieri sui Pacs - dove i vescovi intervengono ormai sugli articoli di un disegno di legge, non sui valori - è riecheggiato addirittura il solenne "non possumus" di Pio IX, con un monito preciso contro la sinistra e in particolare contro i cattolici democratici: quanto sta accadendo, ha scritto infatti con chiarezza il giornale dei vescovi con un linguaggio mai usato nei giorni più neri della Repubblica, è "uno spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana".

Il dado, a questo punto, sembra tratto. È vero che la presenza cristiana nel Paese, come dice Pietro Scoppola, non è riducibile a questo schema di comodo. Ma la Chiesa, con lo spartiacque benedetto di Ruini rischia di aprire per la prima volta un fronte religioso nella battaglia politica italiana, qualcosa che non abbiamo ancora conosciuto, una faglia inedita. In un terreno fragilissimo, dove troppi politici sono pronti a cambiare opinione a ogni rintocco di campana, sensibili nei confronti dei vescovi molto più al comando che ai comandamenti. Ecco perché bisogna chiedersi se è ancora consentito credere in Dio e votare a sinistra.

Anche se bisognerebbe aggiungere un'ultima domanda: in quale Dio? Nella prima fase dell'era Ruini, era un Dio post-democristiano, comodo perché relativo, appagato dalla sua onnipotenza e affaticato dal suo declino. Nella seconda fase, quella della minoranza, è diventato un Dio italiano, in una sorta di via nazionale al cattolicesimo. Oggi, rischiano di farci incontrare un Dio di destra, e già solo dirlo sembra una bestemmia.


repubblica.it

Monday, February 05, 2007

tra l'altro ha anche un brutto nome

mi da molto fastidio il fatto che a due settimane dal giorno in cui l'italia e il mondo commemorano il più grave atto di crudeltà, disumanità e freddo assassinio compiuto per mano di una intera classe politica e dirigente, col silenzio-assenso di intere classi sociali più o meno consapevoli ai danni di un'intero popolo, gli squallidi eredi di coloro che ne furono complici e in maniera minima anche coautori impongano al resto della nazione di commemorare in egual misura le persecuzioni perpetrate dall'esercito jugoslavo nei confronti di qualche migliaio di cittadini italiani.
riprendo fiato. e mi spiego meglio.
mi da fastidio il fatto che lo si faccia il 10 febbraio, a 2 settimane di distanza dal 27 gennaio. come se il signor fini ci avesse voluto dire "guardate, anche i comunisti erano cattivi, non eravamo solo noi gli assassini! ehe, beccati questa prodi!" quanto odio il revisionismo storico!
mi da molto fastidio il fatto che si commemorino questi morti in quanto italiani e non in quanto morti. perchè allora non istituiamo il "giorno della reminescenza", in cui celebriamo i morti libici ed etiopi, martiri necessari sul cammino verso l'impero d'italia? o di quelli ci vergognamo, signor fini?
e mi da fottutamente fastidio il fatto che i padri di coloro che ora si battono per commemorare il "tentativo di sterminio di un popolo" (gli italiani? magari! provaci ancora, tito...) furono i primi a consegnare, o in alcuni casi a provvedere loro stessi, i propri cittadini (almeno 8000 con passaporto italiano) a coloro che poi ne avrebbero fatto saponette in nome della purezza della razza. razza che -per inciso- non includeva le mediterranee genti che abitano la penisola italiana. inoltre mi chiedo se coloro che riuscirono a scampare alla persecuzione non fossero i gerarchi fascisti con rispettive famiglie piuttosto che le fasce più basse del popolo. poveri italiani, però intanto io me la batto! vero signor fini?
non vorrei sembrare sprezzante verso la vita umana, bene che io considero più alto di qualsiasi cosa possa essere concepita al mondo, e proprio per questo non sopporto che si mascheri da sentimento umanitario un gesto di ripicca di questo genere, alla ricerca di una legittimazione basata sul concetto di "mal comune mezzo gaudio", ipocrita e irrispettoso.
buon giorno del ricordo.
ps. scrivo a nome mio, il pensiero dei più democristiani fra i miei compagni potrebbe non essere affine.

Sunday, February 04, 2007

meglio il rugby

si vabbè non ho ne tempo ne voglia di mettermi a scrivere, ci sono gli esami, ma il blog deve andare avanti... ragion per cui con la semplice pressione combinata dei tardi ctrl + c e ctrl + v infondo nuova linfa vitale in questa area del web. il tema è quello imperante del calcio onnipresente, dai campi agli obitori. sto seguendo con interesse gli avvenimenti degli ultimi giorni perchè mi piace molto il calcio, sebbene non lo segua spesso, e mi piace tifar per la mia squadra ed esser contento se vince e incazzarmi o esser deluso se perde. il punto è che ormai tutto il baraccone che è sorto attorno a una ventina di giangalloni che si rincorrono su un prato a dar calci a un pallone mi ha stufato, o meglio mi hanno stufato le varie intifade e guerriglie dei signori delle curve.
ho sempre vissuto in situazioni a contatto più o meno con ultras vari, dalle scuole medie agli anni che ho passato allo stadio proprio in mezzo alle bestie della curva nord. avevo un comagno di classe che a meno di 14 anni considerava "il gruppo" una fede, e non parlava d'altro che della curva... quando andavo io in curva lo facevo per stare con i miei amici, andavamo li per vedere la partita, un paio di canne, il bandierone e quando segnava il cagliari tutti giù verso il campo... era un gioco, sapevamo che come iniziava poi dopo un paio d'ore finiva. dovrebbe essere per tutti così, alla fine non è nulla di importante...

ecco, alla fine qualcosa ho scritto, molto scazzo e poca lucidità per esprimere i concetti... comunque l'atricolo che segue è di gianni mura, da repubblica.it:


La cose da fare dopo la tragedia

Proviamo a chiudere gli occhi e a pensare che Filippo Raciti non sia morto, ma solo ferito. Non si sarebbe fermato il calcio, staremmo a discutere dei risultati di ieri, di Inter e Roma che giocano stasera, e poi della Nazionale con la Romania. La situazione era già grave, ma a molti tornava comodo far finta di niente, una strategia quasi sempre pagante in questo paese. E dunque la differenza, atroce ma casuale, tra un ferito e un morto a rendere urgente un risanamento non tanto degli stadi ma di chi li frequenta per giocare alla guerra. Questo blocco è giusto ma tardivo. Secondo me non è giusto, alla lunga, per tifosi dell'Empoli, dell'Udinese, del Chievo, per tutti quelli che dalla curva non hanno mai lanciato neanche una palla di carta. La brava gente capirà, siamo in emergenza. Siccome questa emergenza riguarda tutti, anche quelli che non vanno allo stadio ma prendono un treno, entrano in un autogrill, ecco un piccolo elenco, senza pretese, di quel che potrebbe essere fatto subito.
I tifosi. Basta caschi, basta passamontagna calati, si va a faccia scoperta e con un documento d'identità in tasca. Multa ai possessori di fumogeni (sono stupidi ma non fanno danni), sanzioni più pesanti per possessori di razzi, petardi, bombe-carta. Basta cori contro (in Inghilterra, mai così evocata, non ne fanno).
I club. Dovranno risarcire tutti i danni provocati dai loro tifosi allo stadio e nella zona circostante. Dovranno realizzare un valido sistema di sicurezza all'interno dello stadio, evitando di reclutare capi ultrà che passerebbero dal redditizio lavoro di tifoso a quello di sorvegliante. Dovranno impegnarsi perché dirigenti e tesserati non si lascino andare a gesti o dichiarazioni che possano provocare violenza. Stangata nelle tasche alla prima infrazione, squalifica alla seconda, dai e dai capiranno che non si può continuare a lanciare il sasso e ritirare la mano. Per tanti anni il calcio ha chiesto più polizia. Se 1.500 poliziotti (per 21mila spettatori) non bastano a impedire i fatti di Catania, quanti altri ne servirebbero? Comunque, gli incontri a rischio si devono giocare di giorno, non in notturna.

I politici. Ho lo stesso imbarazzo di Ulivieri a usare le parole "leggi speciali". Ne ho di più a sentire Cento, Storace, Gasparri, Ronchi, unirsi alle litanie di rito. Cento è la madonnina degli ultrà, appena ce n'è uno in carcere si agita a prescindere. Quelli di An farebbero bene a ricordare che fu soprattutto il loro collega Buontempo, con Cento, ad annacquare i provvedimenti e le sanzioni. E che non solo Catania ma l'80% almeno delle curve italiane è di destra, tosta o estrema. Protrarre la flagranza a 48 ore, permettere alla polizia di usare gli idranti è il minimo. Idem dare la certezza della pena, tra carcere e lavori socialmente utili. Poi: disorganizzare, cioè sciogliere, il tifo organizzato, e togliere alle curve sacralità e senso d'impunità. So che ci possono essere fior di delinquenti in tribuna cosiddetta d'onore, ma è la curva il luogo del malessere e dell'esaltazione (sono tutte "mitiche" per autonomina). Quindi: o si chiudono, come hanno fatto a Parigi, o si tengono aperte, ma senza striscioni, senza arrivi in massa, senza il ciarpame di questi anni. Ma la polizia, poca o tanta, deve esserci, all'interno. Perché ha un ruolo. Cosa significa che i bravi tifosi devono isolare i violenti, se non ci riesce chi ha più poteri e mezzi di un abbonato ai distinti? Si ripartirà da zero, in un pezzo di stadio che deve tornare a essere di tutti, e dove le regole (le leggi, se preferite) valgono per tutti. In casa e in trasferta. Stop ai treni speciali per tifosi speciali. Di speciale, in questa storia, c'è solo l'inciviltà e la violenza. Che Raciti sia stato colpito per caso o seguendo un preciso disegno di vendetta non cambia nulla, purtroppo. E davanti a questo morto e a Ermanno Licursi che si devono fare i conti. E senza sconti.
La Figc. D'intesa con i ministeri (Pubblica istruzione, Giovani) avvierà corsi di sensibilizzazione sull'educazione allo sport (già che ci siamo, perché non c'è solo il calcio) a partire dalle elementari. Se qualche calciatore, in attività o meno, vuole unirsi ai comunicatori specializzati, meglio. Per inciso, con poche brutte eccezioni, i calciatori sembrano abbastanza maturi e responsabili (meno simulazioni, meno carognate). A giocare in un ambiente civile, dove non gli arrivi un petardo tra le gambe o una bottiglia in testa, hanno tutto da guadagnare, a costo di rimetterci qualche soldo. Resta da migliorare, in generale, l'atteggiamento nei confronti degli arbitri. I quali dovranno fischiare la fine della partita al primo lancio di oggetti in campo. La squadra del lanciatore avrà partita persa, quale che sia il risultato.
L'informazione. Nessuno può chiamarsi fuori, quindi parliamone. Esistono, oggettivamente, trasmissioni (tv e radio) specializzate nel buttare cerini nella benzina. E anche la carta stampata non è del tutto limpida, sia per motivi diffusionali sia per congenito bombarolismo, sia perché esiste un giornalismo-ultrà. Come esiste un Osservatorio per i diritti dei minori propongo un Osservatorio per i diritti del calcio (a vivere in pace, come minimo) nel rispetto dei diritti dell'informazione, che però comportano anche qualche dovere. Una commissione mista, fatta da persone che conoscono l'Italia e lo sport. Per quanto riguarda i giornalisti mi permetto di fare due nomi per la stampa parlata e scritta: Sergio Zavoli e Antonio Ghirelli.
La polizia. Esistono anche ultrà in divisa. Sarebbe meglio se non ci fossero. I reati non hanno colori o bandiere.
Gli Europei 2012. Evitiamo di parlarne, per un po'. Ce li daranno ugualmente, per mancanza di concorrenza. E oggi non ce li meritiamo. Tra cinque anni forse.

gianni mura, repubblica.it