Thursday, May 31, 2007

voglia di fuggire

"L’Italia è una nazione con il buco dentro. Un vuoto che accompagna l’italiano dalla culla alla bara. Non se ne accorge neppure più. E sprofonda, sprofonda. Quando va all’estero non trova inceneritori, traffico, sporcizia, maleducazione, burocrazia, pregiudicati in Parlamento, impunità, tariffe dei servizi pubblici da strozzini. Non trova neppure Tronchetti Provera, Geronzi, Berlusconi e Andreotti. E questo lo fa stare meglio. Cambiato. Ma al rientro gli bastano cinque minuti per adeguarsi e diventare il solito italiano di merda. Si può dire merda? Non è vilipendio della nazionalità, ma una questione di sopravvivenza.Se l’italiano onesto, soprattutto quello onesto, non fa come gli altri è tagliato fuori. E se protesta può finire male, denunciato, minacciato, querelato, in galera. Qualche volta sparato o gettato da un cavalcavia. In Italia l’economia è un concetto romantico, tramontato. Sostituita dalla finanza, dai debiti, dai Ricucci, dai Coppola, dai Fiorani, dai Consorte, dai Fazio. La lista è interminabile, sfiancante, come quella dei truffati dai tango bond, dai Parmalat bond o con titoli Telecom di carta straccia.Intorno al buco c’è un altro buco: le concessioni. Acqua, etere, riscaldamento, elettricità, strade regalate agli amici degli amici. Regalate, perchè se un privato bussa alle porte dello Stato e compra senza soldi, indebitando l’azienda, si può parlare solo di regalo. I politici hanno regalato, regalano, i nostri bisogni primari, la nostra vita, a imprenditori con le pezze al culo in cambio di simpatia, connivenza, finanziamenti.L’Italia è sfiancata, rabbiosa. Il Parlamento è più squalificato di Scampia. Le nuove generazioni la pensione non l’avranno. E neppure il posto di lavoro. Hanno lo schiavismo a norma di legge Biagi. Il rischio di impresa sulle spalle dei ragazzini, non dell’imprenditore. Che meraviglioso Paese.Una domanda bisogna però farsela. Se non si produce ricchezza. Se la pubblica amministrazione ha quattro milioni di persone, pari alla popolazione dell’Irlanda. Se il nostro debito pubblico è tra i più alti del mondo e se, quando attraversiamo sulle strisce, veniamo investiti, come è possibile tirare avanti? Forse siamo dentro a un sogno e ci sveglieremo in Argentina. O forse sono le rimesse mafiose a tenere in piedi il Paese. Le rimesse delle Mafie che hanno attuato la secessione di fatto in Sicilia, in Calabria, in Campania sono la nostra ultima risorsa. Se questo è vero bisogna incoraggiare la criminalità organizzata. Tagliare i fondi ai tribunali, alla Giustizia. Nominare alla Commissione Antimafia dei pregiudicati come Pomicino e Vito. Proprio quello che sta facendo il Governo. Gli italiani hanno voltato pagina con le elezioni. E si sono trovati Mastella alla Giustizia, il conflitto di interessi, la legge parlamentare, l’ex Cirielli, la Pecorella, l’indulto. Il copione è sempre lo stesso e gli italiani anche."

da beppegrillo.it

Friday, May 18, 2007

non era questo il suo messaggio



e questo invece è il link della pagina di video google in cui troverete l'intero documentario sulla pedofilia nelle gerarchie ecclesiastiche e su come il vaticano abbia sempre coperto tali pratiche...


quasi quasi un po' di cloro al clero...



Mario Clemente MASTELLA

il giorno dopo il mio compleanno decido di infliggermi e infliggervi questo breve articolo di ilvo diamanti tratto da repubblica.it su clemente mastella:


Mastella, il passato che non passa mai di moda

Mario Clemente Mastella è impropriamente considerato un reduce, un'eredità. In effetti, è un protagonista e, a modo suo, un innovatore. Il suo partito, infatti, è vecchio e nuovo al tempo stesso. L'Udeur: nasce nel 1999, dall'UdR, costituita l'anno prima da Cossiga, insieme a Mastella, Buttiglione e altri parlamentari neodemocristiani. I quali lasciano l'opposizione di centrodestra per sostenere il governo. In realtà, per affossare Prodi e chi, come lui, concepiva un centrosinistra "senza trattino". Per sconfiggere il partito "americano": l'Ulivo. Grande stratega, il presidente Cossiga. Filosofo acuto, Rocco Buttiglione. Però i voti, anche allora, li portava lui: Clemente Mastella. Dalla zona di Benevento. Feudo di Ceppaloni. Casa sua. E da altre aree del Sud, in cui Mastella ha coltivato clienti e amicizie. Per questo, dopo pochi mesi, si mette in proprio e fonda l'Udeur. Che, in ambito nazionale, non totalizza granché: qualcosa più dell'1% (l'1,4% alle elezioni del 2006). Ma, nel Sud, pesa parecchio. In alcune Regioni, in particolare. Campania, Basilicata, Calabria. Un po' come la Lega nel Nord, anche se più debole. Però altrettanto concentrata. Perché Mastella sa controllare il suo territorio. Da ciò la tradizione e la novità. La tradizione: perché l'Udeur è figlia legittima della Dc meridionale. Una corrente regionale che si fa partito. Una rete di amici e di clienti attivi sul territorio. La novità: perché è un partito personale e personalizzato. Come Forza Italia, fatte le debite proporzioni. E' la Lista Mastella. "Antica" la sua abilità nello sfruttare al meglio le "novità" della legge elettorale, amplificando il "valore marginale" del suo partito. Nel senso che i suoi voti, per quanto pochi, valgono tantissimo, grazie al "porcellum". Il sistema elettorale introdotto dalla CdL nel 2006. Alla Camera, come avrebbe vinto, il centrosinistra, senza il suo mezzo milione di voti? Per non parlare del Senato. Senza l'Udeur, l'Unione avrebbe perso in Campania. E quindi in Italia. I suoi parlamentari, per quanto pochi (non pochissimi), valgono tantissimo. Soprattutto i tre senatori (lui compreso). Mastella li ha fatti pesare fin dall'inizio. E' diventato Guardasigilli. Un ministero importante. Ottenuto contro ogni previsione. Mastella. Sempre lì, a presidiare il centro. Perché è il suo luogo naturale. E, soprattutto, gli permette di tenere sotto pressione i suoi alleati. Quando stai al centro, basta muovere un passo e sei di là. La maggioranza non c'è più. Molti sostengono che le sue minacce siano dei bluff. Mastella non farebbe mai cadere un governo e una maggioranza dove ha tanto potere. Trascurano che potrebbe ottenere lo stesso dagli "altri". Che i suoi voti, quand'è il momento, li porta sempre a casa. (E' successo anche alle primarie). Nelle attuali condizioni, con le regole attuali, manterrebbe il peso attuale anche successivamente. In un prossimo Parlamento. Già: nelle condizioni attuali. Con la legge attuale. Oppure un'altra, parente stretta di questa. Non con un maggioritario vero. Magari alla francese, una legge elettorale con cui Bayrou e il suo Movimento Popolare (il centro), accreditati del 14%, rischiano di non ottenere neanche un seggio. Peggio che peggio con il sistema che uscirebbe dal referendum (uno tsunami, del quale è francamente difficile immaginare le conseguenze). Per cui Mastella fa il suo gioco. Sempre più duro. Un giorno sì e l'altro ancora. Va al Family Day (d'altronde, chi meglio di lui sa tutelare gli interessi della famiglia?). Annuncia che non voterà i Dico. E, quindi, che i Dico non passeranno. Ieri ha aggiunto che non voterà per la legge sul conflitto di interessi. Parole sue: "La legge elettorale sarà il mio conflitto di interessi". In altri termini: se la maggioranza di cui fa parte non lo difende dall'unica vera minaccia ai suoi interessi, cioè il referendum oppure un maggioritario veramente "maggioritario", la legge sul conflitto di interessi "non passerà". Anzi: anche il governo dovrà sottoporsi a una verifica. E poi magari a un'altra. E a un'altra ancora. Da ciò l'alternativa, che il Guardasigilli ripete sempre più spesso, in modo sempre più perentorio: il referendum o Mastella. Il maggioritario "maggioritario" o Mastella. Fino all'ultima: Mastella o la crisi di governo. Mastella o il voto. Naturalmente, con questa legge elettorale. Non sappiamo se vincerà la sua scommessa. Ma dubitiamo che la perderà. Perché Mario Clemente Mastella è abile. Un giocatore consumato. Disincantato. Riflette un istinto di conservazione diffuso nel ceto politico e parlamentare. Ne rispecchia, amplificati, il sentimento particolarista, il vizio immobilista. L'anima proporzionale. Mastella. E' l'icona di un Paese in cui il passato non passa mai di moda.

(17 maggio 2007)

Wednesday, May 02, 2007

preludio al monologo sopra i massimi sistemi del mondo

guardavo l'infedele di gad lerner. il tema della puntata è i disordini che hanno turbato la vita di quartiere di via paolo sarpi a milano. ospite in studio la comunità cinese a milano. non tutta, solo alcuni rappresentanti (se non ci stanno in cina figurati a la7).
parte il servizio sul problema della comunità rom. passano le immagini di quando a opera, vicino a milano, è stato dato alle fiamme il campo nomadi, il 21 dicembre 2006, e altri filmati che, non fosse per come sono vestite le persone, potrebbero benissimo risalire al medioevo.
bè -per essere schietto e vicino al favellar del volgo- mi è preso male. ma male, cristo! io non voglio essere parte di un popolo, se far parte di un popolo significa dover avere idee retrograde e pericolose. io non voglio che il mio istinto di conservazione, ubriaco per il troppo lavoro, confluisca nella mia identità e nel mio senso di appartenenza dando vita a una massa di gente con il forcone e le fiaccole!
io preferisco rinunciare a tutto quello che sono se essere quello che sono mi porta a scontrarmi con qualcuno che è diverso da me! io non ho ragione ad essere quello che sono, il mio stato non mi da alcun diritto in più di qualcun altro. la differenza fra due persone di culture diverse si pone su un livello più alto e, volendo, meno rigido della mera origine geografica (caparezza disse: "tu sei nato qui perchè qui ti ha partorito una fica").


ma basta, fra qualche tempo se avrò voglia e fumo a sufficienza scriverò del tracollo che attende la nostra società e dell'imminente medioevo verso cui stiamo andando incontro, di come i popoli si siano sempre spostati e di come nessuno mai abbia potuto fermarli nelle loro migrazioni e della parabola discendente troppo spesso confusa con un'iperbole ascendente che si materializza solo nei sogni improbabili di qualche enusiasta (sempre più pochi) e nel modo di intendere la realtà delle masse. ovvero di come la storia ami ripetersi.