Friday, May 18, 2007

Mario Clemente MASTELLA

il giorno dopo il mio compleanno decido di infliggermi e infliggervi questo breve articolo di ilvo diamanti tratto da repubblica.it su clemente mastella:


Mastella, il passato che non passa mai di moda

Mario Clemente Mastella è impropriamente considerato un reduce, un'eredità. In effetti, è un protagonista e, a modo suo, un innovatore. Il suo partito, infatti, è vecchio e nuovo al tempo stesso. L'Udeur: nasce nel 1999, dall'UdR, costituita l'anno prima da Cossiga, insieme a Mastella, Buttiglione e altri parlamentari neodemocristiani. I quali lasciano l'opposizione di centrodestra per sostenere il governo. In realtà, per affossare Prodi e chi, come lui, concepiva un centrosinistra "senza trattino". Per sconfiggere il partito "americano": l'Ulivo. Grande stratega, il presidente Cossiga. Filosofo acuto, Rocco Buttiglione. Però i voti, anche allora, li portava lui: Clemente Mastella. Dalla zona di Benevento. Feudo di Ceppaloni. Casa sua. E da altre aree del Sud, in cui Mastella ha coltivato clienti e amicizie. Per questo, dopo pochi mesi, si mette in proprio e fonda l'Udeur. Che, in ambito nazionale, non totalizza granché: qualcosa più dell'1% (l'1,4% alle elezioni del 2006). Ma, nel Sud, pesa parecchio. In alcune Regioni, in particolare. Campania, Basilicata, Calabria. Un po' come la Lega nel Nord, anche se più debole. Però altrettanto concentrata. Perché Mastella sa controllare il suo territorio. Da ciò la tradizione e la novità. La tradizione: perché l'Udeur è figlia legittima della Dc meridionale. Una corrente regionale che si fa partito. Una rete di amici e di clienti attivi sul territorio. La novità: perché è un partito personale e personalizzato. Come Forza Italia, fatte le debite proporzioni. E' la Lista Mastella. "Antica" la sua abilità nello sfruttare al meglio le "novità" della legge elettorale, amplificando il "valore marginale" del suo partito. Nel senso che i suoi voti, per quanto pochi, valgono tantissimo, grazie al "porcellum". Il sistema elettorale introdotto dalla CdL nel 2006. Alla Camera, come avrebbe vinto, il centrosinistra, senza il suo mezzo milione di voti? Per non parlare del Senato. Senza l'Udeur, l'Unione avrebbe perso in Campania. E quindi in Italia. I suoi parlamentari, per quanto pochi (non pochissimi), valgono tantissimo. Soprattutto i tre senatori (lui compreso). Mastella li ha fatti pesare fin dall'inizio. E' diventato Guardasigilli. Un ministero importante. Ottenuto contro ogni previsione. Mastella. Sempre lì, a presidiare il centro. Perché è il suo luogo naturale. E, soprattutto, gli permette di tenere sotto pressione i suoi alleati. Quando stai al centro, basta muovere un passo e sei di là. La maggioranza non c'è più. Molti sostengono che le sue minacce siano dei bluff. Mastella non farebbe mai cadere un governo e una maggioranza dove ha tanto potere. Trascurano che potrebbe ottenere lo stesso dagli "altri". Che i suoi voti, quand'è il momento, li porta sempre a casa. (E' successo anche alle primarie). Nelle attuali condizioni, con le regole attuali, manterrebbe il peso attuale anche successivamente. In un prossimo Parlamento. Già: nelle condizioni attuali. Con la legge attuale. Oppure un'altra, parente stretta di questa. Non con un maggioritario vero. Magari alla francese, una legge elettorale con cui Bayrou e il suo Movimento Popolare (il centro), accreditati del 14%, rischiano di non ottenere neanche un seggio. Peggio che peggio con il sistema che uscirebbe dal referendum (uno tsunami, del quale è francamente difficile immaginare le conseguenze). Per cui Mastella fa il suo gioco. Sempre più duro. Un giorno sì e l'altro ancora. Va al Family Day (d'altronde, chi meglio di lui sa tutelare gli interessi della famiglia?). Annuncia che non voterà i Dico. E, quindi, che i Dico non passeranno. Ieri ha aggiunto che non voterà per la legge sul conflitto di interessi. Parole sue: "La legge elettorale sarà il mio conflitto di interessi". In altri termini: se la maggioranza di cui fa parte non lo difende dall'unica vera minaccia ai suoi interessi, cioè il referendum oppure un maggioritario veramente "maggioritario", la legge sul conflitto di interessi "non passerà". Anzi: anche il governo dovrà sottoporsi a una verifica. E poi magari a un'altra. E a un'altra ancora. Da ciò l'alternativa, che il Guardasigilli ripete sempre più spesso, in modo sempre più perentorio: il referendum o Mastella. Il maggioritario "maggioritario" o Mastella. Fino all'ultima: Mastella o la crisi di governo. Mastella o il voto. Naturalmente, con questa legge elettorale. Non sappiamo se vincerà la sua scommessa. Ma dubitiamo che la perderà. Perché Mario Clemente Mastella è abile. Un giocatore consumato. Disincantato. Riflette un istinto di conservazione diffuso nel ceto politico e parlamentare. Ne rispecchia, amplificati, il sentimento particolarista, il vizio immobilista. L'anima proporzionale. Mastella. E' l'icona di un Paese in cui il passato non passa mai di moda.

(17 maggio 2007)

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