Tuesday, January 29, 2008

De profundis

Salve a tutti, sono tornato.
E ovviamente, non mi limito a fare il figliol prodigo, ma qualche frase la butto giù.
Abbastanza stranamente, mi trovo a far fronte comune con Charlie. E dire che mi tacciavate di democristianeria...
Il problema principale che, secondo me, si deve porre la gente di sinistra è uno e solo uno: questa benedetta Italia la si vuole governare o no?
Perchè se non la si vuole governare, allora va benissimo stare sempre all'opposizione, affossare i governi, portare avanti le battaglie contro i mulini a vento, fare le gran scenate con le piantine di marijuana nelle fiorere di Montecitorio. Quindi, in questo caso, lode ai Turigliatto e ai Rossi.
O anche lode ai Beppe Grillo di tutto il mondo, che da buoni demagoghi parlano e tuonano di cambiamenti epocali, ma in quanto a soluzioni non sanno andare oltre il vaffanculo.
Però, se l'Italia la si vuole governare allora bisogna cambiare un attimo il modo di porsi.
dobbiamo pensare che il comunismo non esiste più, che "IL POPOLO" è una massa molto ambigua, che per governare serve un'alta dose di decisionismo, che per raggiungere ottimi risultati in politica non si può essere sempre puri, ma bisogna scendere a qualche compromesso.
Io, personalmente, sono per la seconda ipotesi.
Essenziali sono comunque, secondo me, una riforma costituzionale che cambi l'equilibrio tra i poteri in senso presidenziale o almeno a favore del primo ministro, e una legge elettorale con un'alta soglia di sbarramento a base nazionale e con un forte effetto maggioritario, con buona pace degli effetti distorsivi.
Con queste premesse, secondo me un governo della sinistra sarebbe possibile ed efficace.
Ma con "sinistra" io intendo un partito socialista come quello spagnolo, o al limite uno socialdemocratico su modello tedesco.
Sono personalmente uno strenuo oppositore del PD in termini strettamente ideologici, così come non mi trovo in nessun altro partito tra quelli che stanno a sinistra ora.
Non c'è un partito che riesca a coniugare un'elevata moraltà al pragmatismo, o che riesca a tenere alcuni temi saldi (la laicità, l'antifascismo, la difesa dei diritti, l'attenzione alla cultura) pur facendo politica di compromesso.
In sostanza, manca un partito veramente socialista. E a nessuno venga in mente Craxi.
Per concludere, vorrei solo ricordare una cosa: Enrico Berlinguer, l'uomo che portò il PCI ai suoi massimi storici nelle elezioni del 1976, capì questo tipo di necessità. Già aveva scandalizzato Mosca parlando di Eurocomunismo, ma scandalizzò anche i puristi nostrani parlando di compromesso storico, alla cui base nn c'era una volontà di spartizione del potere con la DC, bensì la consapevolezza che l'Italia non sarebbe potuta andare avanti senza l'apporto al governo dei comunisti.
Bisognerebbe riprendere questo genere di ragionamenti, basarsi su di essi per cercare di costruire un nuovo tipo di sinistra e un nuovo tipo di politica.

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