Sunday, March 16, 2008

io sono radicale

sono pronto.

ho trovato l'ispirazione che cercavo da settimane.
tema: il mio licenziamento.
svolgimento: oggi sono stato licenziato dal mio lavoro di cameriere in una pizzeria. la pizzeria si chiama "la mucca capricciosa", credo il nome sia volto a sottolineare che in quel locale si fa pizza e anche carne... a me suona un insulto per la suddetta mucca, tipo "mucca battona" o "mucca vacca" o addirittura "vacca vacca"... molto più fantasioso... il locale è gestito da un personaggio particolare: un cafone di centocelle che fino a un anno e mezzo fa faceva di mestiere il muratore, poi si è messo in società col cognato e il padre, e ora è titolare della ruota di scorta del ristorante principale, quello del cognato. immaginarsi le competenze nel campo della ristorazione.
un luogo sul cui megaschermo spadroneggiano -nell'ordine- il grande fratello, le partite di calcio, i programmi di calcio e maria de filippi. costantemente. così come nei discorsi del personale. sul quale non voglio sparare perchè il mio odio è rivolto verso il ciccione, e loro (anzi la loro arretratezza culturale, sociale e e mentale) passano in secondo piano, per quanto ce ne sarebbe da trarre uno sconfortante quadro dell'italia di oggi. ma credo che l'aver citato i principali stimoli culturali possa rendere un'idea efficacemente descrittiva.
veniamo ai fatti: domenica mattina, 20 persone a pranzo, situazione tranquilla, nessuno aveva bisogno di niente. mi allontano un attimo dai tavoli per dandare a bere e a controllare il cellulare dietro il bancone del bar. nello stesso attimo lui sbuca fuori e mi esorta in modo secco a non stare li nascosto ma a tornare ai tavoli, perchè "te lo dico, io qua nun te ce vojo vede!". allontanandomi per andare a prendere del vino per un tavolo lo seguo e gli faccio presente, una volta per tutte, che lui non deve dirmi come fare il mio lavoro, cosa che ha fatto dal primo giorno, dall'alto di non si sa quale nozione, e di pensare ai "cazzacci suoi"... detto questo la giornata prosegue liscia, fino al momento in cui vado a sparecchiare gli ultimi tavoli, momento in cui lui mi raggiunge con la mia paga e mi dice che non posso lavorare più li perchè non mi devo permettere di mancargli di rispetto. segue virgolettato:
"come scusa?"
"si te qua nun ce poi lavora', sei lentissimo e devo sempre starti appresso per farti fare le cose... questa cosa la paghi, perch hai passato il limite"
"ah io ho passato il limite? oppure sei tu che mi stai sempre addosso e mi tratti come se fossi un deficente o un disonesto? io voglio lavorare tranquillo, io rispetto tutti purchè non mi si manchi di rispetto, cosa che tu fai in continuazione"vado a cambiarmi, mi preparo, mi prendo le mie mance ed esco. fuori mi raggiunge lui.
"ah lu, non prenderla male, ma a me ste cose nun me le fai, nun me poi insultà così"
"be mi hai licenziato in questo modo... guarda che io ho sempre fatto tutto quello che c'era da fare, a me non mi ha mai cacciato nessuno, non si è mai lamentato nessuno dei clienti... anzi se lo vuoi proprio sapere la gente non si lamenta dei camerieri, ma di tutto il resto, della cucina e della gestione, quindi impara prima a fare il tuo mestiere e poi forse puoi insegnarmi il mio... chiedi agli altri cosa ne pensano... continua così e vedrai che la pizzeria non arriva all'estate!"
detto questo saluto cordialmente i suoi genitori che erano li, auguro loro buona fortuna -sinceramente- e me ne vado.
esco in strada, e mentre preparo il motorino lui mi si affianca e mi dice: "comunque devi de datte 'na carmata, perchè qua il morto de fame sei tu" e si allontana...io rispondo testuali parole "morto di fame? ma se fino all'anno scorso facevi il manovale! spostavi sacchi di sabbia e foratelli! vai a studiare, CAPRA!". lui si ferma, torna in dietro e mi guarda in faccia: "aho, mo se nun te ne vai de piji pure du' pizzoni"...
due possibili scenari si aprono davanti a me: 1) agisco per primo, gli do un sonoro buccicone in faccia e mi ritrovo steso per terra, con un panzone di 100 chili sulla schiena che mi gonfia la faccia a schiaffi o 2) lo guardo negli occhi, dall'alto dei buoni 20 centimetri che ci separano, con la faccia più dura che riesco a fare, sto zitto e aspetto che se ne vada.scelgo la seconda, lui se ne va e io slago in sella e me ne vado a casa a farmi una secchiata di canne...

questa eserienza di lavoro mi ha fatto maturare una serie di riflessioni che ora esporrò in breve:se uno prende pesci in faccia per tutta la vita, una volta che avrà la pssobilità di darne qualcuno lo farà infierendo con particolare ferocia morale su coloro che sono alle sue dipendenze. se non si ha idea di cosa sia il rispetto la vita è triste e squallida... ma l'arroganza è la cosa peggiore, chi crede che l'aver dei soldi possa permettergli di fare ciò che vuole, anche inventarsi un lavoro dall'oggi al domani, è molto fuori strada, e farà una brutta fine.
ma passiamo alla politica: in virtù dello studio sociologio da me passivamente svolto, mi sento di poter affermare che la democrazia ha fallito se si permette che il voto di una persona come questa, e dei suoi simili, possa valere quanto il mio. non per voler essere cattivi o classisti, ma semplicemente perchè dal momento che il voto di ognuno di noi contribuisce a formare una classe politica che ci governi, e delle cui decisioni poi noi saremo protagonisti in bene e in male, è giusto che coloro che possono prendere una decisione più oculata, volta al bene collettivo, motivata e documentata abbiano maggiore possibilità di influenzare il corso degli eventi, rispetto a coloro che hanno in brutta televisione e calcio (entrambi subiti passivamente) il massimo momento di espressione. si fa tanto parlare di brutta politica e di meritocrazia all'interno della politica, ma nessuno ha finora pensato alla meritocrazia applicata agli elettori. la democrazia dell'antica grecia viene definita imperfetta, ma io le attribuirei più valore di quello che le si da comunemente.

la meritocrazia che sono portato ad auspicare non si basa sulla provenienza, sul ceto o sulla etnia. bensì sulle capacità intellettuali e sulla cultura dei singoli individui. la mente dovrebbe essere sondata allo scopo di valutare l'effettiva capacità di assumersi un onere importante come quello del voto senza che questo onere sia immeritato.
ognuno da per quanto può e riceve per quanto ha bisogno.
pace.

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