Saturday, February 21, 2009

Delenda Carthago

Dedicata a tutti quelli che hanno ancora un senno e per ricordarci che, in fondo, proveniamo dal Classico.



Per terre ignote vanno le nostre legioni
a fondare colonie a immagine di Roma
"Delenda Carthago"
con le dita colorate di henna su patrizi triclini
si gustano carni speziate d'aromi d'Oriente;
in calici finemente screziati frusciano i vini,
le rose, il miele.

Nei circhi e negli stadi
s'ammassano turbe stravolte
a celebrare riti di sangue.

....Conferendis pecuniis
ergo sollicitae tu causa, pecunia, vitae!
per te immaturum mortis adimus iter;
tu vitiis hominum crudelia pabula praebes,
semina curarum de capveite orta tuo.

Friday, February 20, 2009

Emblema

Ripartiamo insieme per sostenere l'idea di una Sardegna autorevole e autonoma, una regione moderna in Europa

(E ANDIAMOO!!! COSIIII!!! VAI RENATONE!!!) :D


Renato Soru

giovedì 19 febbraio 2009 - ore 16:12
Cari amici,
grazie a tutti quelli che hanno creduto in questa sfida, che si sono impegnati per sostenere l'idea di Sardegna che portiamo nel cuore: una Sardegna autorevole e autonoma, una regione d'Europa più moderna e di maggiore giustizia sociale.
Occorre ripartire subito per non disperdere l'entusiasmo e l'energia di quanti, compresi tanti giovani, hanno sentito la necessità dell'impegno politico e il dovere di dare il proprio contributo alla realizzazione di una società più giusta, dove sia più bello vivere. Grazie a tutti voi per gli oltre 13.000 messaggi ed e-mail che ci esortano a ripartire, a difendere il cambiamento intrapreso, a proseguire nel nostro progetto.

Il mio impegno politico prosegue: resterò in Consiglio regionale per un'opposizione attenta e lavorerò con determinazione a difendere il prezioso lavoro di questi cinque anni e i valori in esso contenuti.
Lavorerò inoltre insieme a tutti voi alla nascita di un vero Partito Democratico sardo, realmente aperto alla partecipazione e radicato in tutti i paesi.
Un partito cha sappia rappresentare in maniera moderna e originale le aspirazioni del nostro popolo, portandole dentro il mondo contemporaneo. Che abbia una visione di lungo periodo, che si ponga dentro la vicenda storica della Sardegna e si proponga di portare a soluzione, nell'Europa di oggi, le ambizioni di riscatto e di crescita culturale e sociale di un intero popolo.
Ricominceremo a incontrarci paese per paese, apriremo luoghi di incontro e di discussione affinché nessuno si senta solo, inascoltato e inutile, e perchè le idee condivise appartengano al sentire comune di chi vuole fare politica attiva, i cui temi devono essere approfonditi. Perché la partecipazione si allarghi ai più ampi strati della società e il cambiamento già iniziato in questi anni non si fermi, ma sia difeso e sempre più diffuso.







ps so che dovrei mettere una foto riguardante l'articolo, e non limitarmi a dileggiare l'avversario, ma non ho trovato la mia fida "meglio soru"... eppoi, che cristo! questi figli di puttana ne hanno da scontare di malefatte... adesso tocca un po' anche a noi!

Thursday, February 19, 2009

Il Soru Post-Sconfitta

da La Repubblica del 19 febbraio 2009

CAGLIARI - E adesso, dottore, cosa farà? La domanda affiora con timidezza sarda, alla fine del pranzo. E viene accolta da uno di quei lunghi silenzi ai quali Renato Soru ha abituato i giovanissimi coordinatori della sua campagna elettorale. Poi l'ex governatore li guarda a uno a uno negli occhi - Marco Argiolu, Elisabetta Dettori, Matteo Massa, più Egildo Tagliareni e Francesco Agus che si facevano tre volte al giorno il giro della città per attaccare i manifesti "Meglio Soru" che gli avversari strappavano dopo un'ora - e risponde, calmo. Io, dice, resterò qui con voi. Non lascio la politica. E non prenderò un aereo per Roma, non ho mai pensato di prenderlo.

Dopo un giorno di solitudine assoluta, nel quale il grande sconfitto delle elezioni sarde ha elaborato il lutto della disfatta più amara dei suoi 51 anni, Soru ha riaperto le porte di casa sua - la magnifica villa di piazza Bonaria, sulla collina che domina il mare - ai ventenni che in questi due mesi hanno dato l'anima per lui. Da due giorni non legge i quotidiani e non guarda la tv. Non ha visto nemmeno l'addio di Veltroni in tv. No, non l'ho sentito, confida. Sulle dimissioni, un solo commento, lapidario: se ha deciso così vuol dire che ha avuto le sue buone ragioni.

Il pranzo con il suo staff di ventenni è il modo che ha scelto per uscire dal silenzio. Loro cercano di tirarlo su con qualche buona notizia: "Lo sa quante email di solidarietà sono arrivate sul sito? Dodicimila". "E lo sa che su Facebook c'è già un gruppo che chiede le dimissioni di Cappellacci? Sono già più di cinquemila, in un solo giorno". Ancora non si è insediato, sorride Soru, e già qualcuno ne chiede le dimissioni. Gli piace, quell'entusiasmo, ma non si illude: ci vuole ben altro che una petizione su internet per buttare giù un presidente di regione. Ci vorrà un lavoro duro e tanta pazienza. Ma loro, quei sardi che hanno creduto nella sua battaglia, sappiano che lui resterà in prima linea. Mi impegnerò, promette, mi impegnerò con tutto me stesso per non disperdere le energie di tutti i sardi che vogliono cambiare quest'isola. Darò una mano a far nascere il Partito democratico in Sardegna. E poi, magari, cercherò di trovare un po' di tempo per il mio precedente lavoro, per la mia Tiscali.

Già, un oppositore non ha conflitto di interessi. E' l'unico vantaggio di una sconfitta che ancora gli brucia come una ferita aperta. Una ferita, dice qualcuno, provocata anche dal fuoco amico, da quei "castosauri" che si sono vendicati al momento del voto del repulisti voluto da Soru. Ma di questo lui non vuole parlare, ora. Voglio guardare al futuro, spiega, non mi aiuta pensare a queste cose. Certo, ammette, noi abbiamo promosso il rinnovamento mentre il centro-destra ha promosso i portatori di preferenze: e alla fine le preferenze hanno avuto il loro peso.

Tutta colpa delle preferenze, dunque? No, non solo delle preferenze. La cosa che più gli pesa, la sorpresa più amara di questo risultato che lo ha scioccato come una pallonata in faccia, è stata la risposta che è arrivata da quei sardi per i quali lui aveva lavorato di più. Gli viene in mente il quartiere di Sant'Elia - la Scampia di Cagliari, per capirci - dove lui andò per la prima volta da solo e senza scorta, a parlare in una piazza piena di siringhe. E quando tornò alla Regione, varò un grande progetto di risanamento, lo affidò a un famoso architetto olandese - Rem Koolhas - e lo finanziò con 30 milioni di euro. Poi, quando il Comune, per ripicca, glielo bloccò, fece bonificare il quartiere dalle zone franche degli spacciatori e fece costruire un parco giochi dove prima c'erano macchine arrugginite e cumuli di immondizie. Risultato: domenica scorsa, a Sant'Elia, il centro-destra ha preso più voti di cinque anni fa. Grazie anche, obietta Elisabetta, ai buoni spesa da 20 euro e alle bollette che i loro candidati pagavano in cambio di voti.

Va bene, risponde l'ex governatore, ci sarà pure questo clientelismo cialtrone, ma allora a cosa serve governare bene, a cosa serve cambiare le cose se poi gli elettori ti ripagano così? Un altro esempio: la Maddalena. Noi abbiamo tolto i sommergibili americani, abbiamo reso la città meno inquinata, più bella, più sicura. E alla fine loro per chi hanno votato? Per Berlusconi. E che dire di Capoterra, dove ci fu l'alluvione del 22 ottobre? Dopo tre settimane chi aveva avuto danni ha ricevuto il risarcimento: soldi veri, un bonifico in banca, non s'era mai vista tanta velocità. Anche qui, trionfo del centro-destra. Valli a capire, certi sardi. Lui che è un imprenditore abituato a rapportare costi e benefici, proprio non manda giù il voltafaccia di chi ha avuto di più, in questi quattro anni e mezzo di riforme controcorrente.

Veltroni ha ragione, dice ai suoi, oggi Berlusconi ha conquistato l'egemonia culturale in questo Paese. E come possiamo batterlo, domandano loro? Con altre televisioni? Con internet? No, risponde lui, su internet abbiamo già vinto, anzi stravinto. Ma c'è tanta gente che non ha il computer, e che non lo avrà mai. E allora? Allora bisogna lavorare in profondità. Sulla cultura degli ignoranti. Sulle coscienze dei qualunquisti. Solo così possiamo battere l'incultura del nichilismo che ha svuotato le coscienze.

D'accordo, obietta Marco, ma come? Ed è qui che "mister Tiscali" spiazza tutti: dobbiamo aprire dappertutto sezioni di partito, e magari riaprire le case del popolo. Dobbiamo parlarci, con queste persone. Ascoltarli. E convincerli. Ci vorrà del tempo, ma possiamo farcela, assicura dando un bacio in fronte a sua figlia Alice, seduta alla sua sinistra. "Perché oggi, certo, Berlusconi è il padrone del gioco. Ma dipende da noi, quanto a lungo lo resterà".

Wednesday, February 18, 2009

Come al Supermercato

"Apologia" del PD, racconto integrale di Silvio Sircana

“Ma non è possibile! Non si riesce a capire come mai… abbiamo i prodotti migliori, i dirigenti migliori, abbiamo fuso due reti di distribuzione che coprono tutto il territorio, abbiamo fatto una grande campagna pubblicitaria…e le vendite continuano a crollare…guarda qua! Guarda gli ultimi dati della Sardegna: avevamo il controllo del mercato e adesso siamo scesi al secondo posto. Guarda le proiezioni nazionali: se si va avanti così rischiamo addirittura in alcune regioni di scendere al terzo. Tu che sei tanto bravo riesci a spiegarmi che succede o devo rivolgermi a una cartomante?”. Il povero Lettini aveva ascoltato in silenzio la sfuriata dell’Amministratore Delegato, del resto non era la prima, negli ultimi tempi, e – pensava – non sarebbe stata neanche l’ultima. “Vedi William”, cominciò con un filo di voce, “Il problema è che la rete di vendita è allo sbando, abbiamo chiuso tutti i piccoli negozi in franchising , dove la gente bene o male sapeva che qualcosa di buono lo trovava, abbiamo puntato sulla grande distribuzione di qualità, ma, diciamolo, basta che un qualsiasi piccolo o medio imprenditore molisano apra il suo discount e ci porta via fette di mercato, mentre il nostro maggiore concorrente con la forza del suo marchio e la sua politica di offerte speciali ci leva mercato dall’altra parte…siamo in una tenaglia. Bisogna studiare una seria strategia per uscirne…” Il portapenne si spaccò in mille pezzi a circa un metro da lui. William si era alzato in piedi di scatto e aveva cominciato a urlare “E’ un anno che studiamo serie strategie e guarda i risultati. Abbiamo fuso le due più belle catene di supermercati del Paese e oggi vendiamo molto meno di quando eravamo separati, abbiamo evitato di allearci – e sei stato tu a consigliarmelo - con i piccoli gruppi regionali e nazionali perché volevamo difendere la nostra politica di vendite e non volevamo farcela condizionare da terzi e guarda qua: meno sette, meno sei virgola cinque, meno nove, meno cinque per cento…non c’è un segno più da nessuna parte. Basta con le “serie strategie”. Non c’è più tempo. Voglio tra due ore un consiglio di amministrazione straordinario allargato a tutti i responsabili delle vendite intorno a quel tavolo. Vediamo cosa hanno da dire.”

Arrivarono alla spicciolata, chi con l’aria trafelata, qualcuno con il ghigno strafottente di chi crede di saperla più lunga degli altri, altri con lo sguardo impaurito di chi presagisce la tempesta. La signora Pierantonio, la segretaria dell’Amministratore delegato, li faceva accomodare attorno al grande tavolo ovale. I pochi che avevano voglia di parlare, più che parlare parlottavano a piccoli gruppi. I consiglieri avevano preso posto nella parte alta del tavolo: D’Avena, Budelli, Cassino, Carini e poi, via via, tutti gli altri. Non una parola tra di loro: D’Avena sminuzzava fogli di carta in tanti pezzettini uguali che ammonticchiava in ordine sul bordo del tavolo, Budelli fingeva di leggere con grande interesse un documento, Cassino inviava e riceveva compulsivamente sms con il telefono cellulare, Carini confabulava con uno dei responsabili delle vendite che gli sibilava qualcosa nell’orecchio da quando erano entrati insieme tenendosi a braccetto.
“Bene signori – esordì William, quando sopraggiunse trafelata l’ultima ritardataria, la avvenente dottoressa Calandri – potremmo dire “Huston, abbiamo un problema”” “Potremmo dire “avevamo un problema” - lo interruppe sibilando D’Avena, che notoriamente non aveva mai sopportato la passione dell’amministratore delegato per le citazioni di film americani - visto che ormai non abbiamo più neanche bisogno di soccorso: la navicella è e-s-p-l-o-s-a e noi siamo stati s-p-a-z-z-a-t-i v-i-a” disse sibilando lettera per lettera le ultime parole. “Non apriamo subito le polemiche – replicò William - so benissimo che intorno a questo tavolo sono rappresentate istanze e visioni diverse, ma non è questa la sede per addentrarsi in discussioni complicate: oggi dobbiamo fare un’analisi approfondita della situazione della nostra azienda e cercare di capire perché non vendiamo i nostri prodotti. Le discussioni più generali lasciamole per dopo”. “Dopo quando?” intervenne la consigliera Biondi “E già. Quando, se non si convoca mai l’assemblea degli azionisti?” Le fece eco il giovane consigliere Fetta che fino ad allora era stato, nel silenzio quasi generale, se possibile, il più silenzioso di tutti. “Suvvia signori, cerchiamo di dare un senso a questa discussione. Ripropongo il tema che deve stare al centro della nostra riflessione: perché non riusciamo a vendere? Ha chiesto di parlare il consigliere Budelli, sentiamo cosa ha da dirci” “Grazie William – Budelli si era alzato in piedi tenendo nella mano destra un foglietto stropicciato, gli occhiali calati sulla punta del naso, la mano sinistra in tasca. Dopo un lunga pausa durante la quale aveva guardato da sopra gli occhiali tutti i presenti, riprese: “grazie per averci almeno convocati…è già un passo avanti (mormorio in sala e qualche risatina nervosa). Cercherò, come tu hai chiesto, di stare al tema. A mio modo di vedere alla radice del problema c’è un macroscopico errore di marketing: abbiamo trascurato in questi mesi, e io, datemene atto, vi avevo avvertito, una fascia di mercato fondamentale, quella dei consumatori di verdure, che si sono sentiti abbandonati a se stessi nei nostri punti vendita e si sono rivolti alla concorrenza. E’ vero che la vostra catena di vendita, prima della fusione, era molto più forte nei prodotti di salumeria e macelleria, ma questo non vi dava titolo per trascurare e umiliare i nostri clienti tradizionali”. “ma cosa stai dicendo? – lo interruppe Cassino, facendo volare il suo telefono cellulare in mezzo al tavolo – “ma come ti permetti? Dopo che abbiamo dato il sangue su tutto il territorio per promuovere i tuoi venditori che si sono permessi di mettere sui loro banchi le scritte “mangia sano, mangia verdure”, “vegetariano è bello”, “più carne, più colesterolo”. Sai di quanto è crollata la vendita della carne ai banchi dopo quella campagna? Non lo sai? Te lo dico io: del 25 per cento è calata. Abbiamo dovuto venderla sotto costo alle mense se no marciva…” “E allora avete fatto la campagna “io mangio carne…e si vede. Ma, soprattutto, si sente” con un pornodivo come testimonial. Vedete, quello che non volete capire è che noi dobbiamo farci carico dei bisogni di una fascia di clientela che ha gli stessi diritti di cittadinanza delle altre. E, inoltre, mi permetto di segnalarvi che la nostra politica commerciale non piace per niente alla CEI, la Compagnia Esperienze Innovative che considera la scelta vegetariana prioritaria…e voi sapete quanto sono potenti quei signori e come sono in grado di orientare il mercato”. “Sì – intervenne Fetta – io, per esempio mangio, ma solo ogni tanto eh, la carne, ma mi sento vegetariano dentro, anzi sono convintamene vegetariano e però vorrei che anche chi vuole, magari con moderazione e sotto il controllo di un medico, consumare una fettina…beh …insomma dovrebbe potere farlo” “Il problema non è né la carne né la verdura – li interruppe Gemma Tomino, l’imprenditrice casearia che aveva accettato di entrare nel consiglio dell’azienda alla sua fondazione – il problema è il formaggio, il problema sono i latticini. Per colpa delle vostre diatribe da cortile le mucche scoppiano perché il latte non viene più munto, i caseifici hanno i magazzini pieni e producono liquami di formaggio che stanno inquinando i fiumi, e nessuno sta a sentire Pianella, il rappresentante dei produttori di formaggi puzzolenti, che sono mesi che con grande intelligenza e abnegazione conduce una battaglia solitaria per la salvaguardia dei formaggi…” “Così non andiamo da nessuna parte – si frappose Tersani – io credo che tutti i clienti siano uguali, che non ci siano clienti più uguali degli altri. Il vero tema è che…” “Ma se po’ sape’ che annate dicenno?” La voce chioccia proveniente dal corridoio suonò come una schioppettata nella sala. Tutti si voltarono verso il corridoio d’accesso alla sala dove nella penombra, una mano appoggiata al muro, l’altra a brandire un piumino, stava una addetta alle pulizie. “Aho, è quasi n’ora che vve sto a senti’ e ammappa se ne avete dette de cazzate! Co’ licenza parlanno voi state a parlà di quello che la ggente se magna, mica de filosofia. Allora ve lo dico io perché invece che annà a fa spesa nei vostri PD – Pronto Discount vado da quell’artri di PDL – Pronti Desideri Liberi. Perché ce lo so che la robba vostra po’ esse più bbona e magara costa puro de meno, ma ce sta che quanno vado da voi me fate sempre na lezione: “e magna questo e nun quell’artro”, “e pensa a questo”, “e pensa quello”. Quanno vo da loro me dicheno “che vvoi?”, me fanno i complimenti, me fanno sentì bella, me dicheno “magna quanto te pare, strafogate quanto voi e nun pensà ar conto tanto qualcuno paga”. Sì è vero, mo’ ce sta qualche debituccio in più ma chissenefrega ‘ndo lo metti?”.


Comunicato stampa della PD – Pronto Discount
La signora Assunta Ceccarelli assume da oggi l’incarico di Amministratore delegato della nostra società. Gli azionisti, nel formulare alla Ceccarelli i migliori auguri per un buon lavoro per il rilancio della azienda, sono lieti di sottolineare come il nuovo amministratore delegato sia stato selezionato tra il personale della azienda stessa. Ceccarelli, 43 anni, tre figli, ha infatti cominciato a collaborare con il gruppo PD dieci anni or sono come Responsabile del settore Cleaning della sala cda ed ha percorso successivamente tutti i gradini di una brillante carriera interna.

Friday, February 06, 2009

Oggi, altro giorno triste per l'Italia

Il nostro Governo si è ancora una volta provato ignorante, razzista e parruccone nell'approvazione di alcuni provvedimente indicibili e inumani che ancora una volta mi fanno rabbrividire sul livello di cultura politica di questo paese, ne menziono solo due perchè avrei da ridire su tanti.

Il primo è quello che riguarda il rapporto tra medici dipendenti di strutture sanitarie pubbliche e i clandestini. Se prima per i medici c'era il divieto di denunciarli, proprio per la necessità di dovergli prestare delle cure, ora questo divieto è stato rimosso con relativo incentivo alla denuncia per il corpo dei medici che ora si trasformeranno in medici poliziotti. Direi che è veramente un segno di apertura dei confini e della mentalità non credete?

Sono state poi legalizzate e istituzionalizzate le cosiddette 'ronde padane' ma, badate bene, non armate! O cazzo che fortuna almeno quello ce l'hanno risparmiato. Ciònonostante associazione di cittadini sono ora incentivate a "cooperare nello svolgimento dell'attività di presidio del territorio" insieme ai normali corpi di polizia.

La trasformazione di questa nazione in uno stato di polizia di stampo fascioliberale (bestemmia da scrivere) sta sempre più avendo luogo. Che vergogna...